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Castel Gandolfo, apre al pubblico l’appartamento pontificio

Per volere di Francesco, via libera alle visite nella parte più privata del Palazzo Apostolico. Prenotazioni online sul sito dei Musei Vaticani

Per volere di Francesco, via libera alle visite nella parte più privata del Palazzo Apostolico. Prenotazioni online sul sito dei Musei Vaticani. Paolucci: scelta «reversibile»

«L’armonioso rispecchiamento tra la bellezza delle opere scultoree che caratterizzano il Palazzo e la bellezza della natura circostante è ciò che rende speciale questa “isola sigillata”, questo “universo chiuso” al resto del mondo». Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, spiega così ciò che rende «speciale» l’appartamento pontificio di Castel Gandolfo che, a partire dal 22 ottobre e per la prima volta nella storia, apre le porte al pubblico. Tutto nasce dalla volontà di Papa Francesco di rinunciare a trascorrere le vacanze estive nella storica residenza che si affaccia sul lago di Albano. «Dire che questo è un evento storico sembra però eccessivo. Simbolico invece lo è – continua Paolucci -, perché aiuta a comprendere qual è la filosofia del Papa, la sua politica pastorale, che è quella di aprirsi a tutti» e, da lì, «di aprire anche la propria casa». Già un anno fa era stato possibile visitare i giardini di Villa Barberini e un piano del Palazzo Apostolico, mentre l’appartamento pontificio rimaneva inaccessibile. Francesco, che non vi ha mai soggiornato, ha chiesto che la parte più privata del palazzo non fosse più tale. «Il Santo Padre – racconta Paolucci – ha detto che ha troppe grane a cui star dietro, quindi rinuncia alla sua reggia di campagna e desidera però che questo luogo così carico di storia e colmo di bellezza venga regalato al popolo dei fedeli».

Il Palazzo, che diventa così un museo, sorge dove un tempo si trovava la città di Alba Longa, leggendaria per aver dato i natali a Romolo e Remo, i due fratelli fondatori di Roma. Intorno all’anno Mille, i Gandolfi di Genova impossessandosi del luogo vi costruirono un castello, ceduto nel 1279 al cardinale Giacomo Savelli (poi diventato Papa Onorio IV). Alla fine del Cinquecento, però, i Savelli furono espropriati dalla Camera Apostolica per appianare gli ingenti debiti che avevano contratto e, a partire dai primi anni del Seicento, Castel Gandolfo divenne patrimonio inalienabile della Chiesa. Il primo Papa a trascorrervi le sue vacanze fu Urbano VIII Barberini nel 1626, il quale decretò che le villeggiature papali dovessero svolgersi proprio qui, in questo Palazzo, che divenne quindi, Apostolico. «Una particolarità che Francesco non ha abolito», spiega lo storico dell’arte Sandro Barbagallo, curatore del sito. Ciò vuol dire che la decisione di Bergoglio di rendere museali questi luoghi è “reversibile”. «Le cose stanno così fino a quando un altro Papa non deciderà diversamente». In fondo è «una scelta legata alla sensibilità di ciascun pontefice».

Da Barberini a oggi, 33 Papi si sono succeduti al soglio di Pietro ma solo 15 di essi hanno risieduto, a lungo o solo per un pomeriggio, nelle stanze del Palazzo di Castel Gandolfo. Luoghi che custodiscono importanti pagine di storia del nostro Paese, come quando gli sfollati laziali che fuggivano dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale vennero accolti qui da Pio XII. Le cronache raccontano di circa 1.600 persone, tra le quali tantissime erano le donne in stato interessante e che partorirono proprio nel letto del Papa. «E a molti bambini – racconta Paolucci – fu dato il nome Eugenio», omaggio a quel Pacelli che aveva teso la mano al popolo in un momento tanto difficile.

Prenotabile online – oltre che alla biglietteria all’ingresso del Palazzo Apostolico – con la visita alla reggia di campagna dei pontefici è possibile entrare nel Salone delle guardie svizzere, ad esempio: era qui che montava il corpo di guardia armato che fin dal 1506 presta servizio al Santo Padre. Ed è qui che tutti i Papi del Novecento, compreso Benedetto XVI, hanno ricevuto delegazioni non ufficiali o gruppi di pellegrini. Per le delegazioni ufficiali, invece, il protocollo pontificio prevedeva che, nel Salone, gli illustri ospiti ricevessero il saluto militare dalle Guardie Svizzere, mentre nella Sala successiva, detta dei Palafrenieri, incontrassero i Gentiluomini di Sua Santità, che li accompagnavano nella successiva Sala dei Pontefici, dove un tempo venivano organizzati anche i pranzi, per poi proseguire verso il Salottino Verde e in quello dell’Orologio. Camminare su pavimenti policromi e aggirarsi tra i resti di un passato ormai lontano, come insegna l’umiltà di Francesco, è esperienza suggestiva che può essere vissuta inserendo nel tour anche il passaggio alla fattoria pontificia, salendo a bordo di un trenino e lungo un percorso di ben 5 chilometri.

Per informazioni: www.museivaticani.va.

24 ottobre 2016