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“Cercatori di lavOro” verso la Settimana sociale

Progetto in vista dell’appuntamento di Cagliari, alla ricerca delle migliori pratiche, stimolando le realtà diocesane «a conoscere il territorio»

Progetto lanciato in vista dell’appuntamento ecclesiale di Cagliari, alla ricerca delle migliori pratiche, stimolando le singole realtà diocesane «a conoscere il proprio territorio»

C’è del lavoro che vale “oro”. E non è (solo) un dato economico, ma ha a che fare con la dignità, la costruzione di sviluppo e futuro, il bene comune. Sono le “buone pratiche” cui guarda il cammino verso la prossima Settimana sociale (Cagliari, 26-29 ottobre 2017), che avrà a tema “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. Una dichiarazione d’intenti che non è solo teoria, se non altro perché affonda le sue radici nella dottrina sociale della Chiesa e nell’Evangelii gaudium.

Per questo, in vista dell’appuntamento ecclesiale, il Comitato scientifico e organizzatore ha dato vita al progetto “Cercatori di LavOro”, promosso dagli economisti Leonardo Becchetti e Giuseppe Notarstefano, che va in cerca delle migliori pratiche presso le aziende, le pubbliche amministrazioni e il sistema scolastico e della formazione professionale. L’obiettivo è portare le singole realtà diocesane «a conoscere il proprio territorio e a identificare una pratica eccellente in materia di lavoro», con lo scopo «di far incontrare le comunità ecclesiali con i protagonisti, stimolare un’analisi e una riflessione critica dell’esperienza e far nascere attraverso l’incontro, il confronto e il dialogo nuove idee che possano essere generative sul territorio».

Alcuni esempi. A Baranzate, comune dell’hinterland milanese nato nel 2005 da una scissione con Bollate, attorno a via Gorizia, nel territorio della parrocchia di Sant’Arialdo, vivono 3.200 persone di 72 etnie, per il 68% stranieri (percentuale che sale all’80% tra i bambini della scuola materna). Povertà diffusa, Caritas impegnata in prima linea. Qui alcuni anni fa il parroco, don Paolo Steffano, ha lanciato una sfida: «Come passare dall’assistenza all’autonomia, e come può un prete promuovere il lavoro lasciando che siano persone competenti a occuparsene?». La sfida è stata raccolta con l’associazione di promozione sociale La Rotonda, che oggi conta una quindicina di dipendenti e 30 collaboratori, 50 soci e 70 volontari, impegnati a unire progetti di solidarietà (dal doposcuola alla scuola d’italiano, dalla distribuzione di alimenti allo sportello della salute con un pediatra e una ginecologa) e attività commerciali, con un vero e proprio negozio di sartoria, “Fiori all’occhiello”, che oltre a lavorare per sartorie più grandi produce una propria collezione che trova spazio nella capitale della moda, in centro a Milano, e proprio ora sta per cominciare una collaborazione con l’Accademia della Scala.

Dal Nord al Sud, a Gragnano sei giovani non ancora trentenni hanno dato vita al pastificio Il Mulino di Gragnano. Accomunati dalla passione per la pasta, e accompagnati dagli animatori di comunità del Progetto Policoro della diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, i sei decisero «di trasformare i loro sogni in un progetto realizzabile», ma «per mettere su il progetto-pastificio era necessario un sostegno economico». Solo due di loro riescono a recuperare la loro parte d’investimento, mentre gli altri non hanno la stessa possibilità. Qui entra in azione la comunità: le famiglie della parrocchia contribuiscono per la quota restante dell’investimento attraverso un prestito, da restituire negli anni a venire senza interesse. Significativo che il primo “prestatore” sia stato un cassaintegrato: gli adulti dimostrano di credere nei giovani, e questi ultimi sono chiamati a ricambiare la fiducia con responsabilità. Così, nel 2015, nasce il pastificio.

Due esempi, fra tanti, presentati al recente seminario nazionale di pastorale sociale della Cei per dimostrare come la strada delle “buone pratiche” sia vincente. E in questa linea si colloca “Cercatori di LavOro”, proponendo – nelle intenzioni di Becchetti e Notarstefano – «un cambiamento di sguardo» cercando «soluzioni possibili, elementi concreti di speranza, spunti per ulteriori sviluppi creativi verso soluzioni adatte anche al proprio territorio, al fine di rendere ragione della speranza che è in noi anche dal punto di vista delle soluzioni concrete per la dignità della persona e del bene comune. Esistono infatti nel nostro Paese – affermano i due economisti -– persone (amministratori, imprenditori, educatori) che hanno trovato nelle difficoltà dei nostri tempi, e non in un lontano passato, soluzioni importanti e originali», la cui esperienza può essere «d’ispirazione per altri». (Francesco Rossi)

22 marzo 2017