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Cism e Usmi, le testimonianze dei religiosi alle periferie

Angela Bipendu, medico e consacrata delle Discepole del Redentore, soccorre e cura i migranti in mare: «Quando li vedo da lontano, sulle motovedette, sento solo una cosa: li voglio vivi»

«Ho avuto paura di predicare il perdono. La vita religiosa lì è difficilmente comprensibile. Per gli uomini il sacerdozio è un’ipotesi, non la consacrazione. Le suore sono considerate operatrici sociali. Manca l’idea di individuo a favore della comunità. Ma è lì che ho scoperto l’essenziale, che Dio c’è. Ho compreso che l’amore è una scelta e l’importanza di accogliere l’altro nella sua diversità». A parlare è fra Federico Gandolfi, 40 anni, dal 2015 a Juba in Sud Sudan. La sua è una delle testimonianze di religiosi che vivono le frontiere e le periferie, tema del convegno che si concluderà oggi promosso da Cism e Usmi Area solidarietà.

suor Angela Bipendu
suor Angela Bipendu

Suor Angela Bipendu, cardiodirurgo, religiosa delle Discepole del Redentore, è stata chiamata invece dall’Ordine di Malta a collaborare nelle azioni di soccorso ai migranti. «Quando a Lampedusa salgo sulle navi della guardia costiera per andare incontro ai migranti in mare, salgono con me tutti i consacrati – sottolinea -. Non sapevo neanche nuotare e avevo paura del mare. Ma se la professione è un servizio e il servizio è dono, allora diventa tutto possibile. Ho visto tanti morire, ho fatto nascere due bambini sui gommoni, ho provato a curare tante ferite, storie impensabili. Quando vedo i migranti da lontano sento solo una cosa: li voglio vivi».

La missione di fra Francesco Piloni, da 16 anni, è quella di ascoltare i giovani attraverso il Servizio orientamento giovani di Assisi da cui passano ogni anno ottomila ragazzi. «Siamo chiamati a essere figli felici e fecondi – dice -, a consumarci non a conservarci. I giovani vogliono adulti maturi, hanno fiuto. Capiscono se li incontri in libertà o per interesse. Spesso sappiamo tanto ma manca la prassi e la centralità della Parola. Bisogna seminare nei giovani con il Vangelo in mano». Nelle periferie dei giovani, che vivono diverse forme di disagio, opera anche don Davide Banzato, 36 anni, della Comunità Nuovi Orizzonti. «Mi ha allontanato dalla Chiesa l’incoerenza di alcuni testimoni, la non paternità e maternità, il distacco dal mondo reale – dichiara -. Mi ha attratto invece lo sguardo di chi vive davvero il Vangelo».

 

29 settembre 2017