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Come san Colombano, «aprire le comunità a missione e accoglienza»

Presieduta dal cardinale Agostino Vallini nella basilica di San Giovanni in Laterano la celebrazione in apertura del XVII centenario della morte del missionario che «preregrinò attraverso l’Europa per Cristo». Tra i concelebranti, l’arcivescovo di Hong Kong

«Chi vive sul serio la fede è capace di attrarre a Cristo e di aprire i cuori chiusi». E infatti, «ascoltare la Parola di Dio, condividerla solo intellettualmente non basta: occorre che essa entri nel cuore, lo muova a rinnovarsi e a porre Cristo al centro di tutto. La nostra risposta al Signore deve tradursi poi in azione, movimento, scelta di vita». Alle centinaia di pellegrini provenienti da vari Paesi d’Europa che sabato 11 ottobre hanno gremito la basilica di San Giovanni in Laterano per la celebrazione eucaristica in occasione dell’apertura del XIV centenario della morte di san Colombano, l’invito del cardinale vicario Agostino Vallini: «In un’epoca segnata in troppi luoghi dall’oblio della fede cristiana e spesso da un sentimento religioso indefinito, come cristiani abbeveriamoci alle sorgenti della Scrittura».

Nella basilica di san Pietro, ha ricordato il porporato, «c’è un mosaico che raffigura san Colombano e nel cartiglio è riportata una sua frase: “Si tollis libertatem, tollis dignitatem”, ovvero “Se porti via la libertà, porti via la dignità”. Siamo nel sesto secolo, ne passeranno ancora 14 prima che le Nazioni moderne – peraltro non tutte – riconoscano ufficialmente la libertà come diritto umano inalienabile e fondamento della sua dignità. E purtroppo sappiamo che tale principio, anche là dove è formalmente riconosciuto, spesso viene poi rinnegato nei fatti: pensiamo alla tratta delle donne, al lavoro sfruttato, mal retribuito o esposto al pericolo della vita, alla violenza sui bambini, all’oblio degli anziani, allo sfruttamento selvaggio di popoli e di territori interi». L’esempio di san Colombano, «maestro di vita missionario, che peregrinò per Cristo attraverso l’Europa – ha esortato quindi il cardinale -, ci incoraggi ad aprire le nostre comunità alla missione, all’annuncio del Vangelo, all’accoglienza».

Tra gli oltre ottanta concelebranti, l’arcivescovo Piero Marini, presidente del Pontificio comitato per i Congressi eucaristici internazionali, il cardinale Sean Baptist Brady, primate emerito di Irlanda, l’arcivescovo di Hong Kong, monsignor Sheng Kung Hui, monsignor Andrew Yeom Soo-Jung, arcivescovo di Seoul e monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio. È infatti proprio a Bobbio che il 23 novembre del 615 Colombano morì. A distanza di 1.400 anni, ha ricordato monsignor Ambrosio, «sono molti i luoghi che in diverse parti dell’Europa conservano i segni dell’opera evangelizzatrice di questo santo monaco che “con la sua energia spirituale, con la sua fede, con il suo amore per Dio e per il prossimo divenne realmente “uno dei Padri dell’Europa”, come ha detto Benedetto XVI».

«Sappiamo che, nonostante gli impegni di questi giorni per il Sinodo della famiglia – ha commentato Mauro Steffenini, presidente dell’associazione Amici di San Colombano per l’Europa – papa Francesco è a conoscenza che noi oggi siamo qui, prega per noi e ci incoraggia a proseguire in questo nostro cammino di testimonianza ispirato a san Colombano». I festeggiamenti per il Columban’s day, che erano iniziati venerdì con i vespri ecumenici nella basilica di San Clemente e poi il concerto dei The Priests, sono proseguiti domenica con la Messa di ringraziamento presieduta dal cardinale Brady nella basilica di Santa Maria Sopra Minerva. I pellegrini si sono quindi ritrovati a San Pietro per partecipare all’Angelus di Papa Francesco.

13 ottobre 2014