Connessi nel “qui e ora” anche senza smartphone

Il cellulare possibile elemento di distrazione rispetto all’esperienza che si sta vivendo. L’importanza di saper vivere il momento presente per coglierne appieno il senso

Ci domandiamo spesso come l’uso dei social media influenza le esperienze degli esseri umani e come interagisce con le capacità di assimilare, elaborare e vivere le esperienze. Da uno studio del Dartmouth College, diretto da Emma Templeton e pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, emerge una interessante correlazione fra l’uso dello smartphone e la capacità di ricordare ciò che è avvenuto in un determinato evento.

Ad un gruppo di ragazzi è stato chiesto di visitare una chiesa e di prendere nota dei particolari architettonici ed artistici. Un gruppo aveva a disposizione un telefono per scattare foto mentre un altro non aveva nessun dispositivo. Dopo una settimana è stato chiesto, attraverso un questionario, cosa avevano visto durante quella visita. La maggioranza di risposte corrette è stata data dal gruppo che non aveva utilizzato lo smartphone.

L’uso del telefono come “mediatore” dell’esperienza sembra creare un effetto distrazione rispetto all’esperienza che si sta vivendo in un determinato momento. Michele Maisetti, direttore dell’Associazione Italiana Psicologi, intervistato da Repubblica, afferma che i sistemi della memoria si attivano in maniera più efficace nel momento in cui viviamo un evento che ci scatena delle emozioni. Più l’evento porta a vivere emozioni forti, sia negative che positive, maggiore sarà l’attivazione del circuito globale della memoria. «Nel momento in cui la nostra attenzione – nota Maisetti – si focalizza sul gesto di scattare una foto è come se togliessimo all’evento la possibilità di essere ricordato. È come se “delegassimo” allo scatto il vissuto dell’emozione, la necessità di conservarla nella memoria. Investiamo le nostre emozioni nella foto e non nell’evento che stiamo vivendo».

Saper vivere il momento presente, stare nel cosiddetto qui ed ora acquisisce, in relazione all’uso della tecnologia, nuove sfaccettature di significato. Assaporare i momenti che stiamo vivendo, proprio mentre accadono, è uno strumento davvero efficace per rimanere in contatto con se stessi: capire se un’esperienza ci piace o meno, se preferiamo una chiesa barocca o romanica, se il ragazzo o la ragazza con cui stiamo uscendo ci interessa passa per la capacità di rimanere connessi con il momento presente. Paradossalmente, a volte, avviene che, presi dal desiderio di condividere un momento, un’immagine attraverso i social media, ci perdiamo l’opportunità di stare in quella stessa esperienza nel momento in cui la viviamo, rischiando di non ricordarla più dopo poco tempo.

Questa riflessione non implica che la decisione di condividere con gli altri attraverso i social le nostre esperienze sia negativa tout court: l’elemento discriminante è proprio decidere, a partire dall’impatto emotivo che hanno su di noi le esperienze, cosa immortalare in una fotografia e poi condividerlo, consapevoli del momento vissuto e delle emozioni che ci ha suscitato.

Preoccuparsi costantemente dell’immagine di noi stessi che traspare sui social media, affrettandosi a condividere immagini e commenti dell’esperienza che viviamo può significare che siamo sempre meno a nostro agio nel vivere il presente, lasciando spazio all’ansia di non essere mai adeguati e alla paura di essere giudicati negativamente. Quando si entra in questo circolo vizioso, perde sempre più di significato la valutazione soggettiva e personale dell’esperienza, riducendo la nostra capacità di scegliere cosa è buono per noi sulla base di come ci sentiamo, sia esso positivo o negativo.

Uno strumento formidabile quello dello smartphone, che ci permette di essere sempre connessi, a patto che la connessione sia attiva anche con le nostre esperienze e il nostro vissuto. Stare con “quello che c’è”, sia esso gioia, rabbia, paura o tristezza. (Guido Palopoli, psicologo e psicoterapeuta)

13 aprile 2018