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Contro l’azzardo, rivedere il sistema delle concessioni

La proposta del movimento Slot Mob. Il portavoce Cefaloni: «Argini fragili davanti al potere finanziario che muove questa industria»

La proposta del movimento Slot Mob, presentata nella sede della Cittadella della Carità. Cefaloni: «Argini fragili davanti al potere finanziario che muove questa industria»

La salvaguardia della salute, la tutela del risparmio, l’utilità sociale dell’impresa, la famiglia: sono quattro capisaldi della Costituzione che vengono messi a rischio dal gioco d’azzardo di Stato. Per questo il Movimento Slot Mob chiede di ridiscutere il sistema delle concessioni pubbliche dell’azzardo che vanno tolte alle multinazionali, orientate al profitto e perciò interessate a promuovere un’offerta che diventata ossessiva, e fatte gestire da enti e Fondazioni no profit. Se ne è discusso sabato 16 dicembre nel seminario “Fuori le multinazionali dal mercato dell’azzardo: andare alle radici di Azzardopoli seguendo la costituzione”, che lo Slot Mob ha promosso presso la Cittadella della Carità della Caritas di Roma.

L’Italia, infatti, non solo ha legalizzato l’azzardo ma lo ha incentivato, tanto che per il 2016 si prevede una raccolta straordinaria di 94 miliardi di euro con un’entrata per le casse erariali di oltre 9 miliardi. Sono queste cifre a rappresentare la vera dipendenza patologica di uno Stato che, nel pieno della crisi economica più grave del dopoguerra, ha deciso di fare cassa sulla fragilità delle persone facendo del territorio un casinò diffuso e pervasivo in mano a società multinazionali orientate a fare profitto sulla vita della gente. «Uno spaventoso sciacallaggio sulla pelle dei poveri» lo ha definito monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana, che ha aperto l’incontro anche in rappresentanza della Consulta nazionale delle Fondazioni Antiusura. Secondo il sacerdote «dobbiamo svegliare le coscienze. Perché il gioco è un problema talmente grave, rovina talmente tante persone, e ognuno di noi non comprende perché non si prendano subito provvedimenti. Venti giorni fa – ha proseguito – ho incontrato un uomo, anziano, che è ospite nelle nostre strutture Caritas e non è di Roma, il quale nella sua vita si è giocato qualcosa come un milione e mezzo di euro. Aveva addirittura messo in piedi nella sua città una sala scommesse. Non per guadagnare, ma per se stesso».

A entrare nel dettaglio della proposta è stato Carlo Cefaloni, giornalista di Città Nuova e portavoce del Movimento, sottolineando come «ben vengano i regolamenti comunali che cercano di limitare un’attività nociva e inquinante il contesto sociale, come pure è doveroso aiutare chi cade nelle trappole dell’azzardopatia. Ma non ci si può limitare a raccogliere i feriti per strada o porre fragili argini davanti al potere finanziario che muove l’industria dell’azzardo». Per questo, secondo il portavoce, «occorre rifarsi all’articolo 41 della Costituzione e sensibilizzare le forze politiche e i cittadini a rivedere il sistema delle concessioni, in mano a multinazionali italiane ma con sedi in Lussemburgo e Malta».

La proposta dell’economista Leonardo Becchetti riguarda invece la pubblicità sul gioco d’azzardo, «che va bandita al più presto equiparandola a quella del fumo». Per il docente di Tor Vergata «non ha senso che, quando andiamo in un tabaccaio, giustamente veniamo allarmati su tutti i danni del fumo, anche grazie a immagini choc sui pacchetti, e poi vediamo pareti intere dipinte con i gratta e vinci presentati come innocui giochi per bambini».

Per l’economista-teologo Luigino Bruni, altro fondatore dello Slot Mob, «il problema del gioco patologico deriva dal nostro sistema capitalistico malato. Lo Stato, che dalla Costituzione è preposto a contrastare le asimmetrie informative, nel caso dell’azzardo ne approfitta per fare cassa sui poveri». Per Bruni «contrastare questo fenomeno deve aiutarci a costruire un nuovo pensiero che ci porti a razionalizzare la vita secondo il principio fondamentale del mutuo vantaggio».

19 dicembre 2016