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Corridoi umanitari, «un modello per l’Europa»

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo commenta l’intesa siglata al Viminale con i rappresentanti delle Chiese protestanti e dei ministeri di Interno ed Esteri. «I ponti funzionano meglio dei muri»

Firmato ieri, martedì 7 novembre, al Viminale il nuovo accordo con lo Stato italiano sui corridoi umanitari, incoraggiato anche dalla presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti. Tra i firmatari, insieme ai rappresentanti delle Chiese protestanti e dei ministeri di Intero ed Esteri, anche Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, che commenta con grande soddisfazione la nuova intesa, voluta con l’obiettivo di garantire l’arrivo in Italia, per vie sicure e del tutto legali, di altri mille profughi, dopo i mille già arrivati con la prima intesa, conclusa nel mese di ottobre.

«I corridoi umanitari – spiega Impagliazzo – sono ormai diventati un modello per l’Europa e indirizzano a tutti i Paesi dell’Unione un messaggio importante: i ponti funzionano meglio dei muri. L’arrivo, dal febbraio del 2016 all’ottobre scorso, di un primo migliaio di profughi dal Libano, con un progetto interamente autofinanziato, ha dimostrato che è possibile coniugare l’accoglienza con la sicurezza, sia per i profughi, non più costretti a rischiosi viaggi nel Mediterraneo, sia per i cittadini italiani che li accolgono, grazie ai controlli che vengono fatti in partenza e all’arrivo».

Fra i punti di forza dell’esperienza dei corridoi umanitari, per Impagliazzo, c’è soprattutto la forte spinta all’integrazione, «grazie a un’inclusione programmata a vari livelli: l’apprendimento della lingua per tutti, la scolarizzazione per i bambini, la relazione con le famiglie italiane, fino all’inserimento nel mondo del lavoro». Non solo: per il presidente di Sant’Egidio, «è anche l’esempio di un’efficace collaborazione tra istituzioni e società civile. Siamo felici per la firma di oggi – conclude -, che permetterà l’arrivo di nuovi mille profughi, soprattutto pensando che molti di loro saranno originari della Siria, dove purtroppo la guerra non è ancora finita e semina ancora troppe vittime tra la popolazione civile».

8 novembre 2017