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Custodire il creato, impegno alla responsabilità

Celebrata per la prima volta la Giornata a livello diocesano, con un convegno all’Antonianum. Padre Faggioni: «Imitare il modo di essere di Dio, promuovendo e venerando la vita»

 

Custodire il Creato significa essere responsabili per noi e per le generazioni future. Se ne è parlato venerdì 3 ottobre al workshop organizzato dal Centro diocesano per la pastorale della salute alla Pontificia Università Antonianum, sul tema “Etica e tecnologia per un ambiente più sano”. «Celebrare per la prima volta la Giornata per la Custodia del creato nella Chiesa di Roma – ha detto in apertura dei lavori il direttore del Centro monsignor Andrea Manto – significa inviare un forte appello alle coscienze e alle istituzioni della città a investire risorse ed energie per il bene fisico e spirituale nostro e di quelli che verranno>»

Fondamentale, in questo senso, «fare riferimento al Creato e, insieme, al Creatore – ha affermato nel suo saluto il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita – per non dimenticare che ci è stato fatto un dono divino di cui siamo responsabili e che deve essere fonte di crescita per tutti, da non sciupare». Sul rapporto Creatore-creatura ha insistito anche padre Maurizio Faggioni, docente di teologia morale alla Pontificia Accademia Alfonsiana, che ha evidenziato come nella Bibbia «ciascun elemento è frutto di creazione ed è bello prima di essere utile», laddove bellezza è espressione della bontà di Dio. All’uomo il compito di «preservare quest’armonia, non di possederla né di assoggettarla».

Compiendo poi un excursus letterario tra i documenti dedicati alla dottrina sociale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, padre Faggioni ha sottolineato il tema della custodia. «Lo sguardo dell’uomo – ha detto – è utilitaristico rispetto alla bellezza che c’è nel mondo mentre egli deve esserne custode imitando il modo di essere di Dio, cioè difendendo, promuovendo e venerando la vita». In linea con questo ammonimento anche il richiamo alla Evangelii Gaudium di papa Francesco: «Non siamo beneficiari ma custodi delle altre creature». Un modello di ecologia relazionale che è stato proposto anche da Alfonso Cauteruccio, presidente dell’associazione di giornalismo ambientale Greenaccord, secondo cui «è necessario passare da un antropocentrismo assoluto ad una signoria dell’uomo come custodia illuminata», per cui anche scienza e tecnica «possono essere strumento buono e utile», come sostenuto da Pierfranco Ventura, segretario generale di Stes, Scienziati e tecnologi per l’etica dello sviluppo.

Due ambiti, quello tecnologico e quello morale, che possono apparire distanti, se non inconciliabili, e che invece «hanno in comune il mettere al centro l’uomo per offrirgli la qualità di vita che gli spetta»: questo l’obiettivo dichiarato di Giuseppe Spanto, amministratore delegato di Istech che sviluppa modelli d’intervento innovativi come «la possibilità di diffondere nelle città bolle d’aria pulita laddove vi sia volontà e responsabilità da parte di chi le città le amministra». Progetti concreti, come quelli presentati da Alberto Mantovani, membro dell’Istituto superiore di sanità, che ha trattato della sicurezza alimentare sostenibile, ossia di un modello «fatto di consapevolezza e conoscenza, che consenta non solo a noi di mangiare ma anche di garantire una catena alimentare sana per le generazioni future».

7 ottobre 2014