Cyberbullismo, denuncia del Censis: «Aumentano i casi ma le famiglie minimizzano»
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Cyberbullismo, denuncia del Censis: «Aumentano i casi ma le famiglie minimizzano»

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I dati nella ricerca sull’uso consapevole dei media digitali, realizzata con la Polizia Postale. Le scuole sono in allerta; difficile il coinvolgimento dei genitori

Presentata ieri, giovedì 10 marzo, nella sede della Scuola superiore di Polizia, la prima fase della ricerca “Verso un uso consapevole dei media digitali”, realizzata dal Censis in collaborazione con la Polizia Postale e delle comunicazioni. Una fotografia su un mondo nel quale, per 77 presidi su 100, fra scuole medie e superiori, internet è l’ambiente dove avvengono più frequentemente i fenomeni di bullismo. Il 52% dei presidi, si legge nella ricerca, ha dovuto gestire personalmente episodi di cyberbullismo, il 10% casi di sexting (l’invio con il telefonino di foto o video sessualmente espliciti) e il 3% casi di adescamento online.

La ricerca è frutto di un percorso comune avviato da Censis e Polizia attraverso un questionario distribuito a presidi e dirigenti scolastici di tutte le scuole secondarie di primo e di secondo grado. L’obiettivo: fare chiarezza in un panorama, quello della comunicazione digitale, nel quale il 91% dei giovani tra i 14 e i 18 anni è iscritto almeno a un social network e l’87% usa abitualmente uno smartphone connesso a internet. Le risposte raccolte mostrano scuole all’erta ma famiglie “distratte”. Per l’81% dei dirigenti scolastici infatti i genitori tendono a minimizzare il problema, ritenendo il bullismo digitale poco più che uno scherzo tra ragazzi. Per il 49% dei presidi la maggiore difficoltà da affrontare è proprio rendere consapevoli i genitori della gravità dell’accaduto, per il 20% capire esattamente cosa sia successo. Il 93% dei presidi ritiene poi che l’esempio dei genitori influenzi molto o abbastanza il comportamento dei cyberbulli.

In 39 scuole su 100 sono tià state attuate azioni specifiche contro il cyberbullismo previste dalle linee di orientamento del ministero dell’Istruzione; il 63% intende farlo nel corso di questo anno scolastico. Ma nel 36% degli istituti la partecipazione non va oltre la metà circa dei genitori e nel 59% dei casi si ferma solo a poche famiglie. Al momento, un vero e proprio programma di monitoraggio attraverso questionari rivolti sia a studenti che a genitori è attivo solo in 10 scuole su 100.

11 marzo 2016