L'informazione della Diocesi di Roma

Dai cantieri della metro riemerge una piccola Pompei

Ritrovati reperti ottimamente conservati, dal pavimento in mosaico alle strutture in legno. Intatte le parti di alcuni mobili e lo scheletro di un cane

Ritrovati reperti ottimamente conservati, dal pavimento in mosaico alle strutture in legno. Intatte le parti di alcuni mobili e lo scheletro di un cane 

Gli operai della linea C stavano realizzando il Pozzo Q15, tra via della Ferratella e via dell’Amba Aradam, per mettere in sicurezza le vicine Mura Aureliane. Un’operazione di routine in un cantiere della metropolitana che questa volta, però, ha sorpreso tutti. Dalle profondità del pozzo – le paratie in pali di cemento e l’ampiezza hanno permesso un’indagine a quote altrimenti inaccessibili per un normale scavo archeologico – sono emersi due ambienti della media età imperiale. I materiali rinvenuti mostrano le particolari tecniche di costruzione degli edifici romani e di fabbricazione del. Il materiale organico si conserva solo in eccezionali condizioni ambientali/climatiche o a seguito di eventi speciali, come accaduto ad esempio a Ercolano e a Pompei, dove infatti ritroviamo i confronti più stringenti.

È stato probabilmente a seguito di un incendio, infatti, che gli ambienti sono rimasti cristallizzati nel tempo. L’eccezionalità dell’indagine archeologica nel pozzo risiede nel ritrovamento di un solaio crollato a seguito di un incendio divampato nel corso della prima metà del III secolo d.C., dello scheletro di un cane e quello di un altro animale più piccolo. Il rinvenimento in questa sede di parti lignee, benché carbonizzate, così leggibili e consistenti è un unicum per Roma e in generale di estrema rarità per epoche così antiche.

Gli ambienti sono pavimentati in mosaico
bianco e nero; preziosissimi i mobili che gli archeologi hanno fatto emergere: una zampa di un comodino o di un piccolo sgabello e quella di un armadio più pesante, sormontato da una cassa. «Questa scoperta – ha spiegato il soprintendente Francesco Prosperetti – è stata resa possibile anche dalla tecnica di scavo», un blindoscavo grazie al quale gli archeologi hanno potuto procedere «con un pennellino».

 

27 giugno 2017