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Dat, una legge con ambiguità e nodi irrisolti

Al Senato il provvedimento sul fine vita, brandito come un trofeo da presentare alle prossime elezioni. Il rischio di una deriva eutanasica, che mette da parte l’accoglienza delle fragilità

Alla fine della legislatura sta arrivando in porto, se così sarà come può sembrare dai numeri al Senato, la legge sulle “Disposizioni anticipate di trattamento” che tante perplessità ha suscitato e suscita in una fetta del mondo politico ma anche nel mondo scientifico e nella società civile. La decisione di calendarizzarla per questa settimana è stata adottata dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama quasi a brandire la futura legge come un trofeo da presentare alle prossime elezioni, il traguardo verso cui ormai inevitabilmente – e non da ora – è rivolta l’attenzione della classe politica. A sostenerla, un grande “battage” mediatico che per spingere al varo della legge ha perfino strumentalizzato recenti parole del Papa (che dicevano altro: per esempio ribadivano il “no” all’accanimento terapeutico nel solco della dottrina della Chiesa).

E a poco sono valse le proposte che hanno cercato di far arrivare nell’aula del Senato un testo depurato da alcuni aspetti più controversi e delicati, come quello della frattura sancita nell’alleanza tra il paziente e il medico. Un tema su cui è tornato il recente appello di numerosi medici di varie università e ospedali italiani che mette in evidenza la lesione dell’autonomia decisionale del medico da parte del disegno di legge, così come è stato approvato alla Camera, svilendo le competenze professionali dei sanitari e compromettendo di fatto il loro diritto all’obiezione di coscienza.

Non solo, il testo prevede la disapplicazione del Codice Penale quando esenta il medico da ogni responsabilità nel «rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario e di rinunciare al medesimo». Un’ambiguità di non poco conto. Fra i «trattamenti sanitari», tra l’altro, sono incluse anche la nutrizione e l’idratazione, anche questo un nodo irrisolto della legge che lascia aperto il campo ad un’eutanasia omissiva. Parola mai scritta nel provvedimento. Ma sospesa tra le righe. E c’è già chi annuncia l’impegno per «regolare, nella prossima legislatura, l’eutanasia legale per malati terminali», considerando questa legge solo un primo passo verso altri obiettivi.

È una battaglia politica che lascia purtroppo sullo sfondo il vero obiettivo che la condizione di tanti malati richiederebbe di perseguire: l’impegno per la “cura” nel suo senso più profondo, che dia concretezza piena all’attuazione del diritto alla salute sancito dalla Costituzione soprattutto in tante situazioni drammatiche di sofferenza. Mentre, solo per fare due esempi, non è dato sapere se la legge sui “caregiver” vedrà la luce in quest’ultimo scorcio di legislatura e l’assistenza domiciliare continua ad essere drammaticamente carente in tante zone del nostro Paese, compresa la nostra regione. All’impegno per la “cura”, per l’accoglienza delle fragilità, uno Stato democratico non può abdicare. Una legge carica di ambiguità e nodi irrisolti, scivolando verso una deriva eutanasica, rischierebbe invece di smentire di fatto la priorità di cui lo Stato ha il dovere di farsi carico.

7 dicembre 2017