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De Donatis: «Accanto ai giovani ripartendo dalla Parola»

Nell’incontro con gli operatori parrocchiali, a chiusura del Convegno diocesano 2017, il vicario ha sottolineato il ruolo della famiglia come «piccola chiesa domestica»

Andare verso i giovani, parlare più con loro che di loro, nel rispetto dei ruoli, creando dei ponti tra comunità parrocchiali e i luoghi che maggiormente frequentano. Sin da subito «vogliamo fare il passo più importante, vogliamo metterci come Chiesa diocesana in uno stato di conversione per ascoltare il grido che sale dalle esistenze dei giovani». La priorità che il vicario Angelo De Donatis ha indicato nel suo discorso di chiusura del Convegno diocesano 2017 con gli operatori pastorali, nella serata del 18 settembre, è quella di «maturare atteggiamenti nuovi per far partire dei processi».

Già nella mattinata, davanti ai sacerdoti di Roma, l’arcivescovo aveva parlato delle «malattie spirituali» che «frenano la circolazione della vita dello Spirito», che «impediscono alla comunità cristiana di incontrare in maniera feconda i giovani e le loro famiglie», malattie che «ci inducono ad avere lo sguardo corto di chi non intuisce le direzioni di marcia da prendere e si appiattisce sul “già fatto e quindi sicuro” quando ormai da tempo “sicuro non è”». Anche agli operatori pastorali, De Donatis ha ricordato la figura di Èutico presente negli Atti degli Apostoli. Il ragazzo fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare. Sopraffatto, cadde dalla finestra alla quale era appoggiato e venne raccolto morto. «Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse “non vi turbate; è ancora in vita”».

Eutico «è simbolo dei giovani della nostra città» che spostatisi alla finestra hanno sviluppato un «senso di estraneità nei confronti delle nostre comunità». Forse come Paolo «abbiamo parlato troppo di cose che poco avevano a che fare con la vita del giovane Eutico. Forse ci è mancata l’empatia e non siamo stati bravi ad accorgerci che anche Eutico aveva qualcosa da dire, delle domande da fare, che lo avrebbero aiutato ad entrare nel Mistero “a modo suo” personalizzando l’annuncio che ascoltava».

de donatis, chiusura convegno diocesano 2017Per ascoltare il grido che proviene dai giovani, il vicario ha invitato gli operatori pastorali a guardare loro «non in astratto, ma ai volti concreti». Come ha suggerito Francesco, aprendo il Convegno di quest’anno, bisogna approcciarsi «in romanesco e in movimento». Significa, ha puntualizzato il presule, «rilanciare una pastorale coraggiosa della presenza nel territorio e del dialogo». Il mondo della scuola è un luogo privilegiato per questo incontro, soprattutto attraverso gli insegnanti di religione che «potrebbero provare a raccogliere in classe le riflessioni dei ragazzi e condividerle con i presbiteri e gli animatori in incontri di prefettura». L’invito è quello di «contattare l’ufficio Scuola del Vicariato» per conoscere «le tante esperienze che sono state già realizzate con molto frutto».

Ma non basta, è necessario calpestare il loro stesso terreno, che molte volte è fatto di «spaventose situazioni di devianza, talvolta nell’assordante silenzio degli adulti e delle istituzioni». Anche in questo caso «sono state realizzate molte iniziative, penso a don Giovanni Carpentieri e all’equipe che collabora con lui». È l’intera comunità cristiana che è chiamata a convertirsi, ha detto il vicario, ed accogliere «come una madre i ragazzi e le loro famiglie». Con semplicità, senza «offerte formative sofisticate o “fuochi d’artificio” pastorali». Chi si fa vicino agli adolescenti sa che «hanno bisogno fondamentalmente di adulti di riferimento, di comunità a cui appartenere e che esprimono verso di loro un’attenzione paterna e materna, senza essere paternalistica».

de donatis, chiusura convegno diocesano 2017Per parlare con i giovani è necessario un linguaggio adatto e se «la comunità è appassionata del Vangelo saprà trovare le parole con cui farsi capire». Da qui la proposta di dedicare una domenica al mese ad una lectio divina sul tema dell’essere padri e madri nella fede per i catechisti, i genitori e le fraternità di famiglie: «prepareremo del materiale su questa iniziativa». È modo per non lasciare da soli gli educatori, ma soprattutto i genitori dei ragazzi ai quali è dedicato il Convegno di quest’anno.

«Spesso è molto raro coinvolgere i genitori degli adolescenti – ha ammesso l’arcivescovo -. Molte volte, questo dipende dal fatto che hanno timore di venire criticati, ritenuti responsabili delle intemperanze dei loro figli». Bisogna invece «far loro sentire tutta la nostra vicinanza, la nostra disponibilità a collaborare» e mostrare di «essere credibili» riuscendo «a parlare non solo di ciò che vivono i loro figli, ma anche di ciò che vivono loro». Parlare attraverso il «tesoro che stupisce, affascina e motiva» contenuto nella Scrittura.

Per portare a termine questo compito arriverà anche il contributo del Papa, al quale monsignor De Donatis ha chiesto «in regalo» un sussidio, per il tempo di Avvento e di Quaresima, con «poche semplici proposte per la preghiera in famiglia». L’obiettivo è quello di «recuperare la capacità di parlare di Dio e di pregarlo in casa che avevano le famiglie» fino a qualche tempo fa. «La piccola Chiesa domestica, che è la famiglia, riscopre così la sua dignità e la sua vocazione».

 

19 settembre 2017