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De Donatis agli sportivi: «Quello che fate è per rendere gloria a Dio»

A Santa Croce a via Flaminia la Messa di Natale del Coni. Nell’assemblea molti atleti del movimento paralimpico e la pattinatrice Arianna Fontana, portabandiera alle prossime Olimpiadi invernali

«Ciascuno di voi metta i doni che Dio vi ha fatto al servizio dell’amore e della pace», instaurando relazioni e creando situazioni di fraternità. Questo l’augurio che monsignor Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha rivolto ieri sera, martedì 19 dicembre, ai tanti sportivi riuniti nella basilica parrocchiale di Santa Croce a via Flaminia per la tradizionale Messa di Natale dei Comitato olimpico nazionale italiano. Tra loro anche una importante rappresentanza di atleti del movimento paralimpico e del club olimpico, tra cui la pattinatrice di short track Arianna Fontana, portabandiera alle prossime Olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018. «Quello che fate lo vivete per rendere gloria a Dio, per restituire quello che lui stesso vi ha donato», ha continuato l’arcivescovo. Quindi, l’invito a vivere il Natale «presentandosi davanti al Bambino con quello che si ha e si è», accompagnato dal breve racconto di una leggenda sull’adorazione dei pastori e «di uno in particolare, che accorse a mani vuote, perché non aveva nulla se non il suo stupore: proprio a lui la Madonna pose tra le braccia spoglie di doni, Gesù, per colmare il suo vuoto».

Agli sportivi del Coni, accompagnati dal presidente Giovanni Malagò e da Roberto Fabbricini e Carlo Mornati, rispettivamente segretario e vicesegretario generale, oltre che da Alberto Miglietta, amministratore delegato di Coni Servizi, De Donatis ha indicato le figure di Sansone e di Giovanni Battista come modelli validi «ancora oggi, in un mondo dominato da guerre e sopraffazioni». Figure proposte dalla liturgia della Parola del giorno, che richiamano alla necessità di conversione e speranza autentiche, ha osservato il presule. «Le situazioni cambiano quando cambiano i cuori degli uomini» ed è nella libertà dal peccato che «i cuori puri generano relazioni autentiche, mai basate su rivalità, invidia o altre passioni non edificanti». Quindi, evidenziando l’analogia tra le vicende di Sansone e Giovanni, «l’uno un liberatore politico, l’altro preparatore di una conversione spirituale per gli uomini», De Donatis ha osservato con quanto scetticismo sia stata accolta da Manoach e Zaccaria la notizia dell’angelo relativa ad una tarda paternità: «Entrambi avevano perso fiducia e la mancanza di fede in Dio riguarda spesso anche noi». Per questo, è l’esortazione dell’arcivescovo, specie in questo tempo di Natale, «tempo di speranza nel quale il Signore dimostra di essere padrone dell’impossibile, affidiamoci a Lui senza opporre ostacoli ai suoi disegni».

Accanto a De Donatis, sull’altare c’erano anche, come concelebranti, don Alessio Albertini, consulente nazionale del Centro sportivo italiano, monsignor Melchor Sanchez del Pontificio Consiglio della cultura, don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport nonché cappellano degli atleti alle Olimpiadi e don Andrea Meschi, parroco di Santa Croce. «È stata una cerimonia semplice e profonda come i nostri valori – ha affermato nel suo ringraziamento al termine della celebrazione il presidente Malagò -, proprio in questa chiesa che è stata la casa degli atleti impegnati nei Giochi di Roma ’60». Ad arricchirla, l’animazione dell’orchestra filarmonica Città di Roma e del coro Le mille e una nota, con la partecipazione dell’orchestra e dal coro del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II.

20 dicembre 2017