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De Donatis all’Ostello Caritas: «Chiamati a entrare nel Regno di Dio come bambini»

La Messa natalizia presieduta dal vicario del Papa. Il sindaco Raggi: «Vogliamo cancellare la parola esclusione». Il governatore Zingaretti: «Senza questo luogo Roma sarebbe più povera»

Come da tradizione, la prima Messa natalizia a Roma è stata celebrata per gli ultimi della città. A metà pomeriggio del giorno di vigilia, la celebrazione all’Ostello Caritas “Don Luigi Di Liegro” in via Marsala è stata presieduta per la prima volta dall’arcivescovo Angelo De Donatis. Nella sala refettoriale, gremita di persone senza fissa dimora e volontari Caritas, alla presenza del sindaco di Roma,Virginia Raggi, dell’assessore a Roma Solidale Laura Baldassarr, e del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la Messa è stata animata dai canti natalizi eseguiti dal coro dell’associazione Giovani Arcobaleno della parrocchia del Sacro Cuore di Guidonia.

La nascita di Gesù in una mangiatoia all’interno di una grotta, ha osservato monsignor De Donatis, è analoga a quella di un «figlio di pastori» nella Betlemme dell’anno zero. «Ci sono tre segni della venuta di Dio al mondo che dovrebbero farci riflettere – ha aggiunto il vicario del Papa -, il primo dei quali è la nascita di Dio in un “bambino”». Questo ci ricorda che «siamo chiamati a entrare nel Regno di Dio come dei bambini». Quel bambino è «avvolto in fasce», ovvero protetto dai pericoli della vita, «con le fasce del nostro amore». Il terzo segno è la mangiatoia, che rivela per De Donatis un richiamo veterotestamentario: «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende» (Isaia 1,3). Una profezia che sfida anche noi contemporanei: «Sapremo riconoscere il Figlio di Dio in quel bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia?», si è domandato l’arcivescovo.

Al termine della Messa, il sindaco Raggi ha salutato gli operatori Caritas come dei «carissimi concittadini» che, grazie al loro impegno, offrono «una solidarietà e una condivisione reali», che non si manifestano solo a parole. Laddove in una metropoli è altissimo il rischio di un’«assuefazione alla povertà», ha sottolineato Raggi, risuonano attuali le parole di don Luigi Di Liegro, riportate a caratteri cubitali anche all’interno del refettorio: «Una città dove un solo uomo soffre di meno è una città migliore». È anche sulla scia del buon esempio della Caritas che il Comune intende «incrementare la qualità e la quantità» dei propri servizi, «secondo una nuova visione», ha proseguito il sindaco: «Vogliamo che nella nostra città sia cancellata la parola esclusione, per dare prevalenza alla cultura della solidarietà».

Nicola Zingaretti, presente ormai da dieci anni alla Messa natalizia all’Ostello, prima in qualità di presidente della Provincia di Roma, poi di governatore del Lazio (unica eccezione l’anno scorso, quando si recò in visita dai terremotati di Amatrice), ha dichiarato: «Roma, senza questo luogo, sarebbe drammaticamente diversa, sarebbe più povera. Questo luogo emana luce per coloro che vengono accolti ma anche per chi non vi ha mai messo piede». La Caritas, dunque, ha aggiunto il presidente della Regione Lazio, è una realtà senza quale vi sarebbero «ancor più persone sole e disperate» e che stimola i cittadini a «non essere ipocriti» ma, al contrario, «più coerenti» con lo spirito di chi fa il bene degli altri. Monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, dopo aver ricordato il trentennale dell’Ostello di via Marsala appena celebrato, ha consegnato alle personalità istituzionali intervenute alla Messa tre buste contenenti gli omaggi natalizi: olio, miele, rosmarino e cioccolata, tutti prodotti provenienti dall’Emporio Caritas di Ponte Casilino.

2 gennaio 2017