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De Donatis: «Chiediamo ai martiri di saper percorrere il cammino della santità»

L’arcivescovo ai Santi Quattro Coronati in occasione della festa patronale: «Preghiamo il Signore di renderci capaci di rimanere, e cioè di resistere, nel suo amore, senza scappare»

La santità non consiste nell’essere perfetti ma nell’essere uniti a Dio, cioè capaci di perseverare nel suo amore. È questo il nucleo della riflessione che monsignor Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha proposto ieri sera, mercoledì 8 novembre, nel corso della solenne celebrazione da lui presieduta nella basilica dei Santi Quattro Coronati in occasione della festa patronale. La tradizione vuole che i quattro giovani scalpellini cui è intitolato il complesso monumentale nel rione del Celio, vissuti al tempo dell’imperatore Diocleziano, nel IV secolo, abbiano subito il martirio per essersi rifiutati di scolpire la statua del dio Esculapio: la loro memoria, chiaramente leggendaria, non è più nel calendario della Chiesa ma perdura il loro ricordo nella devozione.

«Chiediamo ai martiri che veneriamo oggi – ha esortato De Donatis – di saper percorrere anche noi il cammino della santità» che richiede la capacità «di dimenticarci di noi stessi, accantonando ogni protagonismo per lasciare spazio all’azione della Grazia». Commentando in particolare la Lettera ai Romani di san Paolo, prevista dalla liturgia del giorno, il presule ha evidenziato quanto «sia importante non confondere la santità con un insieme di virtù o con la perfezione» dato che questa dimensione «non ha a che fare con lo sforzo dell’uomo ma è frutto dell’amore di Dio che, solo, può renderci simili a lui». I martiri e i santi, allora, sono i testimoni «dell’opera dello Spirito – ha continuato De Donatis – e del Padre che ha fatto tutto per portarci vicino a lui fino a donarci suo figlio», perché «il nostro Dio è bontà e misericordia, vuole comunicare se stesso e con Cristo ha trovato il mezzo per farlo».

Quindi il presule ha sottolineato che cosa venga richiesto a ciascuno per poter godere di questo azione salvifica: «Se sappiamo aprirci alla Grazia di Dio, saremo capaci di un’apertura del cuore a questo amore che è stato più forte di tutto – ha detto -: nessun ostacolo potrà impedirci di essere come Lui». Poi, concludendo, due indicazioni per realizzare l’intento di camminare sulla strada della santità: «Preghiamo il Signore di renderci capaci di rimanere, e cioè di resistere, nel suo amore, senza scappare», così come hanno fatto i martiri, capaci di donare la vita in nome della misericordia di Dio. Ancora, «impariamo a guardare a ciò che appare di ostacolo ai nostri progetti in chiave positiva: si tratta di uno strumento di cui Dio si serve per portarci all’autentica comunione con Lui». La vera bellezza della vita «comincia quando la nostra volontà passionale viene purificata e diventa tutt’uno con la volontà di Dio».

Al complesso monumentale afferisce anche il monastero che fin dal 1564 ospita la comunità agostiniana: le monache hanno animato la celebrazione con il canto e hanno offerto ai fedeli che gremivano la basilica una breve visita guidata degli affreschi che decorano la chiesa e raccontano la storia dei quattro giovani martiri, e poi un rinfresco. «Questa ricorrenza – ha spiegato suor Fulvia Sieni, la madre superiora – è l’occasione per un consolidamento della comunione». Secondo il carisma agostiniano, seppure monache di clausura, «non conduciamo una vita eremitica: siamo dedite alla vita contemplativa ma calate nel tessuto ecclesiale», ha continuato. In particolare è forte il legame con il Seminario Romano Maggiore e il vicino Pontificio Collegio Irlandese e ieri, infatti, la Messa è stata concelebrata dal rettore del Maggiore don Gabriele Faraghini e da monsignor Ciaran O’Carroll, rettore del collegio ecclesiastico.

9 novembre 2017