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De Donatis: «Abbracciare la croce come rimedio al dolore»

Il vicario ha guidato la preghiera ai Santi Giovanni e Paolo nel giorno della festa di San Paolo della croce: «Cristo immagine della sofferenza ma ne è, al contempo, il rimedio»

Abbracciare la croce come rimedio al dolore: questa l’indicazione e la provocazione di monsignor Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, proposta nel corso della solenne celebrazione da lui presieduta ieri, 19 ottobre, giorno della festa di San Paolo della croce nella basilica minore dei santi Giovanni e Paolo, sul colle Celio.

«La croce è la risposta divina al mistero del male e della sofferenza – ha spiegato De Donatis -: noi ci aspetteremmo una vittoria trionfante da parte di Dio e invece Lui lascia che il male si accanisca su di sé per mezzo della passione di Suo figlio» per questo «Cristo è diventato immagine della sofferenza ma ne è, al contempo, il rimedio». L’arcivescovo ha poi evidenziato come sia «difficile accettare che la promessa di vita di Dio si realizzi con una morte dolorosa» e quanto sia «umano coltivare il dubbio di fronte a ciò» tuttavia «è solo il serpente che ci inganna con il suo veleno e genera in noi mormorazioni e sospetti».

Quindi il presule ha invitato a pregare affinché «otteniamo la grazia di saper abbracciare la nostra croce» comprendendo come «quando siamo chiamati a vivere lo scandalo del male siamo in realtà immersi nell’amore del Padre». Concepire dunque la Passione come «la più grande e stupenda opera del divino amore» secondo le intenzioni di san Paolo Danei, fondatore dell’ordine dei Passionisti nel XVIII secolo, che al momento della professione religiosa scelse l’appellativo “della croce” proprio ad indicare la sua radicale appartenenza a Cristo crocifisso.

«Per seguire l’itinerario tracciato
da san Paolo – ha auspicato De Donatis – è importante vivere bene le tre dimensioni da lui privilegiate ossia orazione, solitudine e povertà». Con la preghiera possiamo «abbandonarci nelle mani del Padre – ha detto l’arcivescovo – e coltivare con Lui un legame profondo, come quello di un innamorato che ha sempre un pensiero per l’amata».

Sperimentare la solitudine, «cosa ben diversa
dall’isolamento» equivale «ad una grande ricchezza per noi che viviamo, oggi, in un mondo intasato dai rumori e dalle immagini – ha continuato De Donatis -: è poter recuperare la dimensione dell’Eden, del passeggiare con Dio». Infine, «metterci davanti al Signore come un pitocco, colui che, ai margini delle strade, aspetta di ricevere tutto dagli altri per poter vivere – ha concluso il vicario – significa comprendere che non possiamo darci la vita da noi ma solo riceverla come dono».

Al termine della celebrazione, animata
con canti in diverse lingue dal coro delle suore Passioniste, il padre generale della Congregazione, don Joaquim Xavier Rego ha voluto ringraziare il vicario del Papa «per avere accettato il nostro invito e averci aiutato a pregare insieme in modo così prezioso, in questo giorno di festa per noi qui a Roma e in tutto il mondo».

Paolo della Croce morì a Roma il 18 ottobre 1775. Alla sua morte la congregazione era ormai una realtà nella Chiesa e contava dodici conventi con 176 religiosi. Dopo la crisi del periodo napoleonico i Passionisti cominciarono a espandersi in Italia e in Europa, attuando un intenso impegno missionario. Oggi sono presenti anche nelle Americhe, in Africa, Asia e Oceania.

 

20 ottobre 2017