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Contro il diabete, “Prevenire è meglio che curare”

Nella Giornata mondiale, il 14 novembre al Gemelli l’evento di sensibilizzazione, dedicato in particolare alle donne: quasi 200 milioni di donne quelle affette; nel 2040 saranno 300 milioni

È dedicata in modo particolare alle donne l’edizione 2017 della Giornata mondiale del diabete che si celebra martedì 14 novembre. Gli studenti del segretariato italiano dell’Università Cattolica (Sism), l’Associazione dei pazienti diabetici (Adigem) e gli specialistici diabetologi del Policlinico universitario Agostino Gemelli scelgono la strada della sensibilizzazione, proponendo, per il quarto anno, l’appuntamento “Prevenire è meglio che curare”, dalle 10 alle 16.30 nella hall dell’ospedale.

Utenti e visitatori del Gemelli, fa sapere Andrea Giaccari, responsabile del Centro per le malattie endocrine e metaboliche del Policlinico, «saranno invitati dagli studenti e dall’associazione a compilare un questionario validato per la stima e la probabilità di andare incontro a diagnosi di diabete». Gli specialisti, parallelamente, forniranno informazioni utili alla prevenzione del diabete, effettueranno screening gratuiti per la misurazione della glicemia capillare e per la valutazione del rischio della patologia e daranno indicazioni per un corretto stile di vita.

Nel mondo, informano dalla struttura ospedaliera, 1 donna su 10 convive con il diabete: ne sono affette quasi 200 milioni e si stima che nel 2040 diventeranno 300 milioni. «Il diabete è la nona causa di morte nel sesso femminile e provoca più di 2 milioni di decessi l’anno». Può colpire anche donne in gravidanza, provocando aborto spontaneo, predisposizione al parto cesareo o la nascita di un bambino “troppo grande” (macrosomia). Un bambino su 7 nasce da una mamma che ha il diabete gestazionale. Fino al 70% dei casi di diabete di tipo 2, informano gli specialisti,  potrebbero essere evitati o almeno ritardati con un adeguato intervento sullo stile di vita. Per Dario Pitocco, direttore responsabile Diabetologia del Gemelli, «servono più consapevolezza e informazione. Le donne a rischio spesso non si sottopongono allo screening per individuare l’eventuale iperglicemia». Più informazione, precisa Pitocco, vuol dire «pianificazione, sia in una donna con diabete pregresso, ma anche in donna obesa o in una che programma la maternità».

10 novembre 2017