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Difficoltà di apprendimento, piccolo vademecum su leggi e diritti

A partire dalla legge Bes sui “bisogni educativi speciali”, è sempre più difficile per i genitori districarsi tra le norme che regolano i piani scolastici per gli alunni con deficit

Un giorno può capitare che la scuola richieda un colloquio durante il quale, candidamente, alcuni docenti propongano di potersi avvalere di una nuova legge per aiutare in modo specifico il bambino o il ragazzo per le sue difficoltà scolastiche. Successivamente si parla di leggi, codici e piani scolastici specifici, con grande difficoltà del genitore a cogliere nel dettaglio ogni aspetto. Facciamo chiarezza.

La legge sui Bisogni Educativi Speciali (BES) è stata pensata per coloro che presentano delle problematiche che intervengono a sfavore dell’apprendimento, come la scarsa conoscenza della lingua ed uno svantaggio culturale (legge n. 53 del 2003), successivamente estesa per applicabilità ai disturbi da deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD) e a diversi tipi di difficoltà, con direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012. Poiché la legge sui BES rimanda al possibile utilizzo di misure compensative e dispensative, come quelle previste per il disturbo specifico di apprendimento (DSA), offre la possibilità di elaborare un piano didattico personalizzato (PDP) e l’uso di misure compensative e dispensative.

Non è chiaro tuttavia se la scuola abbia l’obbligo, anche nel caso di bisogni educativi speciali, di redigere e adottare questo documento. Nell’ottica di una didattica di inclusione la scuola sarebbe obbligata, per il suo ruolo istituzionale, a considerare e applicare ogni forma di aiuto che colmi lo svantaggio degli alunni e si riveli funzionale all’apprendimento, offrendo una formazione ad personam e calibrata sulla base delle difficoltà dei discenti.

Si fa riferimento, invece, alla legge n.170 dell’8 ottobre 2010 (decreto attuativo 12 luglio 2011) nel momento in cui vengono riscontrate tutte o solo una delle difficoltà specifiche di apprendimento quali Dislessia, Discalculia, Disgrafia, rispettivamente difficoltà nell’apprendimento della lettura, del calcolo ed esecutive di scrittura. In questo caso le difficoltà sembrano influire negativamente sulla qualità dell’apprendimento, nonostante il ragazzo presenti un livello cognitivo normale, non inferiore ad 85. La scuola ha l’obbligo, come specifica la legge, di stilare un piano personalizzato in tutte le materie in cui si ritiene sia necessario utilizzare misure compensative o dispensative. Le prime si riferiscono a tutto ciò che può compensare le difficoltà; nel caso della lettura l’utilizzo, ad esempio, di audio-libri, nel caso del calcolo l’uso della calcolatrice o di formulari, nel caso della scrittura programmi di video-scrittura. Le misure dispensative, invece, costituiscono una serie di attività invalidanti che alcuni alunni possono evitare, come rispettivamente leggere ad alta voce, conoscere le tabelline e scrivere sotto dettatura.

In ultimo è doveroso distinguere i casi fino ad ora descritti da situazioni più problematiche, in cui difficoltà nello sviluppo del linguaggio, deficit fisici e/o cognitivi o funzionamento intellettivo limite rientrano nella legge n. 104/1992. Essa prevede l’inserimento di un docente di sostegno alla classe, con l’obbligo di preparare un piano educativo individualizzato (PEI), all’interno del quale sarà specificata la possibilità dell’alunno di seguire la programmazione della classe, con obiettivi semplificati, oppure la necessità di un piano didattico differenziato sulla base delle minime competenze sviluppabili. Inoltre la legge 104 prevede semplificazioni e piccoli vantaggi ai familiari per l’assistenza di persone disabili. Per ulteriori informazioni più specifiche è possibile scaricare dalla rete direttamente le leggi o le direttive ministeriali per la loro applicabilità.

26 gennaio 2015