Dino, malato di Sla morto a Montebelluna. Parla il parroco
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Dino, malato di Sla morto a Montebelluna. Parla il parroco

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Monsignor Antonio Genovese racconta: «Non è stata staccata nessuna spina». La morte «per noi cristiani non è rifiuto della vita, e non lo è certo stato per Dino»

Si è spento dopo 5 anni di lotta contro la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) Dino Bettamin, ex macellaio di Montebelluna, nel Trevigiano, 70 anni. È morto nel sonno, lunedì 13 febbraio: aveva chiesto la sedazione profonda di fronte a una sofferenza acuta, e la notizia della sua morte è rimbalzata dalla stampa locale sulle agenzie nazionali. «Spero di sentire solo parole di vicinanza e rispetto in questi giorni, per Dino e per tutte le persone coinvolte, non giudizi sommari. Io stesso da Dino e dal suo modo di vivere la sofferenza sono stato edificato». A parlare è il parroco della parrocchia del Duomo di Montebelluna, monsignor Antonio Genovese, arrivato in questo paese del Trevigiano due anni e mezzo fa. Da allora, racconta, «ho seguito Dino. Era una persona buona, che ha portato la propria sofferenza con grande coraggio, ha combattuto insieme alla moglie e ai figli, ma ultimamente soffriva moltissimo, per le crescenti difficoltà causate dalla malattia e per la perdita di alcune persone care. Di fronte a queste sofferenze crescenti e senza alcuna possibilità di migliorare – continua -, ha chiesto semplicemente di essere accompagnato attraverso il sonno verso l’incontro con il Signore, sempre sostenuto con fiducia e forza dalla sua famiglia».

Di Dino il suo parroco racconta anzitutto la «grande fede»: quella che pochi giorni fa lo ha spinto a chiedere di ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi. «Era lucido, abbiamo pregato insieme. Si è davvero fatto accompagnare alla Casa del Padre, con fiducia e abbandono. Non è stata staccata alcuna spina, la sedazione profonda è prevista dalle cure palliative per attenuare il dolore». Oggi, mercoledì 15 febbraio, monsignor Genovese celebra il funerale di quest’uomo che ha lottato fino all’ultimo con la malattia diagnosticata nel 2012, senza arrendersi mai. Nemmeno quando, due anni fa, era stato dimesso dall’ospedale come malato terminale. «La morte per noi cristiani non è un rifiuto della vita, e non lo è certo stato per Dino – aggiunge ancora il parroco -; è un andare incontro al Signore. Chi gli è stato accanto ha potuto leggere, in questo suo desiderio di andare al Padre, lo stesso desiderio espresso da Giovanni Paolo II, al termine della sua vita, quel “lasciatemi andare” frutto di fede e di abbandono nelle braccia del Signore della vita».

15 febbraio 2017