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Don Gabriele Amorth, l’«apostolo della misericordia»

A un anno dalla morte dell’esorcista, tavola rotonda a Santa Maria Regina degli Apostoli. Don Buonaiuto: «Nella sua formazione fondamentale padre Amantini»

Sui monti di Modena, Gabriele fu comandante partigiano del terzo battaglione della seconda brigata Italia. Riuscì per ben tre volte a sfuggire dalle mani dei fascisti salvandosi da una condanna a morte assicurata. Poteva fregiarsi della medaglia al Valor militare e di quella della Liberazione. Dopo la guerra arrivò la laurea in Giurisprudenza, la militanza nell’Azione cattolica e nella Fuci, l’impegno tra le fila della Democrazia Cristiana accanto a Giulio Andreotti e Alcide De Gasperi. A soli 22 anni fu nominato vice delegato nazionale dei movimenti giovanili della Dc. Ma c’era una promessa nella vita di Gabriele, quella fatta a don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina.

I due s’incontrarono nel ’42 a Roma e
Gabriele restò folgorato dal carisma del sacerdote. Gli promise di terminare gli studi e di tornare. Così fece. Nel gennaio del 1954 fu ordinato presbitero della Società San Paolo. Il grande pubblico, la stampa internazionale, impararono a conoscere don Gabriele Amorth dopo tanti anni, soffermandosi molte volte sull’aspetto più sensazionalistico del suo ministero. «La sua vita da sacerdote – dice don Stefano Stimamiglio – è stata quella di un apostolo della misericordia. Don Gabriele era convinto che alla sera della vita saremo giudicati dall’Amore e sull’amore che avremo donato ai nostri fratelli. Lo sguardo di Dio sarà carico di compassione che guarisce ogni fallimento e ogni ferita inferta da Satana agli uomini».

 Il sacerdote paolino, sabato 23, ha moderato
la tavola rotonda dedicata al confratello esorcista morto un anno fa. Dove si celebrarono i funerali, e dove don Gabriele fu ordinato sacerdote, nel santuario di Santa Maria Regina degli Apostoli, si sono incontrati tre amici dell’esorcista emiliano. La giornalista Elisabetta Fezzi, autrice del libro-testimonianza su don Amorth “La mia battaglia contro Satana”, ha raccontato le sue giornate in compagnia del sacerdote: «Era un mariologo diventato famoso come esorcista. “Ha fatto tutto lei – diceva sempre, io sto attaccato alla sua sottana”. Era ricercatissimo dai tribolati di mezzo mondo e dai giornalisti che cercavano interviste scabrose». La sua forza stava nella pazienza e «nell’affidarsi ciecamente a Maria». Don Gabriele ha compiuto tra i 40 e i 70mila esorcismi nella sua vita, ancora di più sono state le interviste che ha rilasciato: «Per 30 anni ha fatto esorcismi rispondendo a quelle domande sempre con lo stesso entusiasmo, chiarezza e semplicità. Senza dare segno di impazienza. Nella fedeltà a questo ministero di consolazione c’è la santità della sua vita».

È il 1985 quando il cardinale Poletti
lo nomina esorcista della diocesi di Roma, ha ricordato don Aldo Buonaiuto, sacerdote dell’Associazione Giovanni XXIII, esorcista e animatore del servizio AntiSette. «Quando parliamo dei primi anni del ministero di don Gabriele è impossibile non citare il suo maestro, padre Candido Amantini, presto beato». Il suo consiglio più importante fu di «essere un uomo di fede e di preghiera, chiedere sempre l’intercessione di Maria e di essere sempre umile. Non a caso, don Gabriele ripeteva sempre che “L’esorcista non vale una cicca se non c’è l’intercessione di Dio”». Quel che «ancora fa male» è come negli ultimi anni della sua vita in molti si siano «approfittati della sua figura, fingendosi suoi “discepoli”, ingannando tanta gente disperata».

Ciarlatani nel peggiore dei casi ma anche sacerdoti esorcisti impreparati. «Non è un ministero che si può improvvisare – ha sottolineato il presidente dell’Associazione internazionale degli esorcisti, padre Francesco Bamonte -. Sin dagli anni ’90 don Gabriele si è speso tantissimo per formare ed assistere i giovani esorcisti come fece padre Amantini con lui». Anche a questo serviva l’Associazione internazionale che nacque ufficialmente nel 1994. Don Gabriele ne fu presidente fino al 2000. «A differenza di don Amorth, giro il mondo per parlare con gli esorcisti e con i vescovi – conclude padre Bamonte -, è il compito che mi diede don Gabriele poco prima di morire». Agli esorcisti di tutto il mondo, dal suo letto di ospedale, disse: «Pregate, pregate tanto, siate umili, tanto umili. Non criticate nessuno, solo Dio è giudice».

 

25 settembre 2017

 

25 settembre 2017