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Donne vittime di tratta: «Pene severe anche per i clienti»

La proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII durante la Via Crucis sulla Colombo. Il cardinale Vallini: «La giustizia punisca i responsabili»

La proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII durante la Via Crucis sulla Colombo. Il cardinale Vallini: «La giustizia punisca i responsabili» 

«Sono uomini sposati, uomini fidanzati, e la cosa più triste è che quando vanno per strada, molte volte, non lo fanno per avere una prestazione sessuale ma per spaccare le bottiglie sulla testa di questa ragazze, per spegnere le sigarette sui loro petti, per tirare loro le pietre». Don Aldo Buonaiuto, sacerdote e collaboratore per anni di don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg), si è espresso con sdegno e accuratezza alla “Via crucis per le donne Crocifisse”, vittime della tratta.

Il cardinale vicario, Agostino Vallini, in mezzo ai fedeli, ha definito «toccante» la celebrazione voluta da monsignor Paolo Lojudice, vescovo ausiliare per il settore Sud, e promossa dalla Comunità Giovanni XXIII, che per il terzo anno consecutivo ha attraversato le strade della Garbatella. Tra gli intervenuti di venerdì 7 aprile, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana, Paolo Ramonda, presidente dell’Apg. Molti i partecipanti delle istituzioni, dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Per il Comune c’era l’assessore all’ambiente Giuseppina Montanari. La croce è stata portata dalle Fiamme Oro, le Fiamme Gialle, le donne dell’Arma dei Carabinieri, la Gendarmeria vaticana e le donne dei vigili urbani.

«È il momento di dire basta, e credo anche che grazie a questa vostra manifestazione il vostro grido sia arrivato in alto» ha esordito Tajani. L’ApgXXIII ha una proposta per modificare la Legge Merlin: «Abbiamo chiesto che il parlamento legiferi per disincentivare la domanda, applicando pene severe nei confronti del cliente che è correo di questa schiavitù» ha detto don Aldo. Il cardinale Vallini è intervenuto con forza: «Il dramma di queste donne ci rende tutti un po’ responsabili». A partire dalle istituzioni: «dobbiamo pretendere dai nostri governanti che si facciano delle leggi in grado di punire i responsabili, a tutti i livelli. Ciò che abbiamo sentito e condiviso in questa “vera” Via Crucis diventi parola di denuncia che, attraverso fatti concreti, sia in grado di dire “no” alla schiavitù».

L’arcivescovo Becciu si è
espresso prima dell’ultima stazione, alle sue spalle la rievocazione della crocefissione; al posto di Gesù una donna: «Guardando il crocifisso sento una voce che mi chiede di pronunciare a nome di tutti voi una sola parola: perdono». Il sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato si è poi scagliato contro l’utero in affitto: «Somiglia a una fabbricazione di esseri umani, dove ci sono in germe tutte le condizioni di una schiavitù moderna. Il corpo della donna viene mercantilizzato e il bambino visto come un prodotto». Mentre la croce attraversava la Colombo, Elena, dalla Bulgaria, con il volto coperto e la voce spezzata, ha raccontato cosa si vive ad essere vittime della tratta: «Sono venuta in Italia con il mio ragazzo per una nuova vita, non sapevo niente di cosa sarebbe successo, poi mi ha fatto vedere il mio posto, proprio su questa strada».

Don Aldo l’ha salvata: «Non
c’è scelta nello stare seminude dietro un cassonetto dell’immondizia. C’è uno sfruttatore che le controlla e le minaccia di ritorsioni contro la famiglia. Forse qualcuno vorrà dire che sia naturale prostituirsi, che un uomo o una donna venda il proprio corpo 30, 40 volte al giorno per servire i nostri maschi italiani, ma non è così». Ramonda ha ricordato l’operato dell’associazione e la recente visita di Papa Francesco: «quando è venuto a trovare 20 nostre ragazze lo scorso 12 agosto, guardando i loro volti maltrattati ha detto “continuate, continuate” ed eccoci qua, continuiamo a camminare».

Al termine della processione, monsignor Paolo Lojudice ha invitato tutti a farsi avanti: «Siamo tanti qui stasera, ci piacerebbe essere tanti quando accostiamo le ragazze con le unità di strada, cerchiamo di avvicinarci a loro per aiutarle. Se in mezzo a noi c’è qualcuno che vuole fare un passo in piùDo lo dica al proprio parroco e organizzeremo insieme questa presenza e questa prossimità».

 

10 aprile 2017