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«E stava loro sottomesso»

La famiglia, luogo per eccellenza dove apprendere la misericordia. Anche per Gesù: l’amore familiare è culla della sua umanità, centro della sua misericordia divina

La famiglia, luogo per eccellenza dove apprendere la misericordia. Anche per Gesù, per cui l’amore familiare è culla della sua umanità, centro della sua misericordia divina

Abbiamo già accennato, parlando del paradiso terrestre, di un luogo creato come spazio dove Dio potesse “passeggiare” con gli uomini, un luogo dove vivere l’amore reciproco, la misericordia dello stare insieme. Questa suo desiderio, purtroppo irrealizzato a causa del peccato, ha lasciato comunque un’impronta indelebile nell’animo umano, cosa che tutti noi percepiamo naturalmente come bisogno relazionale di base, luogo affettivo irrinunciabile: la famiglia. Quale essere umano può ritenersi “estraneo” dal bisogno familiare? Chi, in un modo o nell’altro, non ha provato gli effetti benefici di una famiglia, il conforto, la sicurezza, la pace che è capace di dare una famiglia?

Certo, qualcuno che rifiuta anche solo il concetto stesso di famiglia c’è e ci sarà sempre, magari perché è incappato in esperienze familiari dolorose o poco edificanti, ma credo mai nessun appartenente alla famiglia umana rifiuterà il bisogno del calore di una sua famiglia, della palestra di vita della famiglia, della pace familiare, dell’amore misericordioso che solo dentro una famiglia è possibile assaporare. Pensiamo anche come questo bisogno “istintivo” porti comunque gli uomini a riunirsi in “famiglie” in un modo o nell’altro che, in un certo senso, possono anche non avere nulla a che fare con la famiglia naturale – pensiamo alle “famiglie” religiose (ordini religiosi!), famiglia politica, comune familiare, pensiamo a tutte le forme di ricerca di vita comune e convivenza -, ma che possono dare alla persona soddisfazione a questo bisogno istintivo.

Il concetto stesso di famiglia è così importante per Dio che egli stesso si rivela a noi come una “famiglia”: la Trinità. Tre persone che si amano talmente tanto da essere Uno, Uno che ama talmente tanto da non poter essere solo. La misericordia divina è così categorica su questo Amore comprensivo, sempre per e verso l’altro, che lo stile della creazione ne assume tutta l’impronta. Infatti il peccato dell’uomo, i suoi vizi, le sue rotture e le sue chiusure sono sempre in relazione ad un amare non comprensivo, ripiegato su se stesso e mai verso gli altri, un amore solo per se stessi senza spazi per l’Altro e quindi senza spazi per una sana convivenza.

La misericordia vissuta in famiglia va ben oltre ogni aspettativa, per essa la famiglia assume anche l’importante compito di istituto educativo alla misericordia stessa, tanto che la mancanza di amore familiare diventa per l’essere umano una carenza costitutiva, carenza deformante la crescita umana, probabile causa di distorsione dell’immagine sull’amore che l’uomo porta in se. Tanto per intenderci: proviamo a pensare quanto la mancanza di un padre o di una madre che siano premurosi, presenti, comprensivi influirà sulla formazione di un piccolo, futuro padre o madre, o anche solo impedirà di poter comprendere, in maniera corretta, i significati dell’essere padre o madre come figure di riferimento dell’amore e del bene in genere. Pensate che difficoltà far comprendere Dio come Padre a una persona che manca totalmente di questa esperienza o ha un’esperienza negativa della figura paterna.

Insomma, la famiglia, al di là di ogni concezione utilitaristica, è il luogo dove esercitare ed apprendere la misericordia, è una occasione concreta per essere e diventare misericordia. Si pensi al perdono, come apprenderlo, comprenderlo ed imparare ad esercitarlo: chi non ha assistito a una lite fra i genitori? Chi non ha sostenuto un conflitto fra fratelli? Chi non è stato “costretto” dai suoi ad “ammorbidirsi”, ridimensionarsi, perdonare e riconciliarsi anche se con enormi fatiche? Chi non è stato perdonato e supportato dai propri cari anche dopo averne combinata una “grossa”?

Nella Bibbia la figura della famiglia rimane sempre in filigrana in ogni vicenda narrata. Certo la concezione della famiglia cambia col tempo e col crescere del popolo di Dio. Molte volte le famiglie sono tribù, clan, oppure il capo famiglia ha più di una moglie e più di una madre per propri figli, ma mai il concetto del nucleo familiare è messo in discussione o minimizzato; esso si evolve sempre per assumere significati belli e migliori. Pensiamo al rapporto di Gesù con la sua famiglia: Dio sceglie la strada dell’incarnazione, quella vera, nello stesso percorso della vita umana, con un padre e una madre che lo accolgono, lo proteggono, lo nutrono, lo abbracciano, lo educano, lo contrastano, lo sostengono e lo rimproverano ( Lc. 2,48 ). Sopratutto sceglie una famiglia dove l’amore non è un’opzione ma una scelta responsabile: guai a chi pensa che Giuseppe sia stato costretto a sposare Maria! Prima di ogni intervento divino a sostenerlo, Giuseppe scelse per Maria il “libello di ripudio”, ossia di sciogliere semplicemente il contratto matrimoniale affinché Maria fosse libera e vivesse. Avrebbe potuto risolvere le cose trattandola da adultera e liberandosene in un batter d’occhio – la lapidazione era la pena per un’adultera! (Gv 8,1-11) -, ma può un uomo che ama veramente voler vedere morto qualcuno e qualcuno che ama? Giuseppe è quell’uomo prudente e giusto che per amore di misericordia sceglie comunque la vita, quell’uomo che insegnerà a Gesù come gli uomini giusti amano e rispettano le donne e custodiscono le loro virtù anche a scapito dei propri interessi. Giuseppe non parlerà a Gesù su quello che gli spetta e cosa prevede il diritto e la legge per avanzare nel mondo, per farsi rispettare e per “fare carriera”, piuttosto gli parlerà e gli farà vedere il valore della scelta giusta, del saper accogliere l’altro malgrado e nonostante tutto.

Maria, da parte sua, insegnerà a Gesù quell’amore per Dio che, tutt’uno con la fiducia e la speranza, incarnano quella “Sapienza” che è capace di rinnovare il mondo perché punto di incontro tra Dio e gli uomini, Sapienza di cui essa stessa è personificazione perché il suo cuore è stato capace di conservare e custodire (vedi lo scorso articolo). Possono due persone meravigliose come Maria e Giuseppe non aver mostrato al loro figlio come si ama, come ci si ama? E poi, se proprio vogliamo capire meglio, prendiamo l’episodio di Gesù dodicenne smarrito al Tempio di Gerusalemme ( Lc 2,41-52 ), in conclusione (Lc 2,51) è riportato un «… e stava loro sottomesso». Domandiamoci veramente a cosa Dio può veramente sottomettersi, domandiamoci perché Dio trova conveniente sottomettersi, domandiamoci come può sottomettersi a due creature sia pure meravigliose: Dio non si sottomette né può essere sottomesso da alcuno, però Egli non può rinnegare se stesso e l’unica vera sottomissione è all’Amore, essendo Egli stesso Amore. Gesù trova convenienza il sottomettersi a quell’amore familiare che è la culla della sua umanità, centro e oggetto della sua misericordia divina.

19 gennaio 2016