Emergenza Siria, riunito il Consiglio di Sicurezza Onu

L’incontro a New York dopo l’attacco sferrato da Usa, Francia e Regno Unito. Il segretario Antonio Guterres: «Non può esserci soluzione militare, solo politica». Le posizioni di Russia, Stati Uniti e Siria

Riunito d’urgenza a New York sabato 14 aprile il Consiglio di Sicurezza Onu. All’ordine del giorno la Siria e l’attacco frontale sferrato da Usa, Francia e Regno Unito. Il segretario generale Antonio Guterres aprendo l’incontro ha ribadito che è suo dovere ricordare «ai membri del Consiglio di Sicurezza che devono agire secondo la Carta delle Nazioni Unite e le leggi internazionali. È responsabilità del Consiglio mantenere la pace, la sicurezza internazionale e dovrebbe esercitare questa responsabilità in modo comunitario».

Guterres ha presentato il terreno di guerra in cui la Siria si muove da 7 anni con la partecipazione degli attori più vari che si contendono la sovranità: governo, opposizione, gruppi di mercenari, brigate terroristiche, eserciti di Paesi occidentali. Ha elencato torture, stupri, fame, violenze e ogni sorta di violazione del diritto internazionale e ha ribadito ancora una volta, proprio per questo, che «non può esserci soluzione militare ma solo politica».  Ancora, il segretario generale ha definito «abominevole l’uso delle armi chimiche per le enormi sofferenze causate alla popolazione e per la mancanza di responsabilità di chi li usa», riaffermando il suo sostegno all’Organizzazione per il controllo delle armi chimiche. Nelle parole di Guterres anche la delusione, ripetuta per l’ennesima volta, per lo stallo del Consiglio di Sicurezza, per la mancanza di responsabilità nel trovare un accordo favorevole per un comune meccanismo investigativo, e la forte esortazione a colmare la lacuna perché «se la legge è ignorata, poco si può fare per restituire dignità ad un popolo e trovare soluzione al conflitto».

Per l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Anatoly Antonov «la situazione siriana ha distrutto l’intero sistema delle relazioni internazionali». Intervenendo alla riunione d’emergenza, ha dichiarato che l’attacco contro la Siria è basato su fake news poiché la Russia non ha trovato segni di questi attacchi con armi chimiche anche intervistando la popolazione. L’accusa: «Ci sono già dei precedenti in Iraq, Iugoslavia e ora in Siria della falsità nelle notizie ma gli Usa e i suoi alleati non hanno voluto attendere un’ispezione». L’attacco registrato nella notte, ha continuato Antonov, «è un aggressione contro uno Stato sovrano, come lo scorso anno, e questo attacco rende la situazione umanitaria drammatica e gli Usa hanno grande responsabilità». Infine la richiesta di votare una risoluzione approvata unanimemente dal Consiglio di Sicurezza per trovare una soluzione politica, mettendo fine all’escalation della violenza.

Diametralmente opposta la posizione degli Stati Uniti, riportata dall’ambasciatore Usa all’Onu Nikki Haley. «Ci sono informazioni – ha detto – che fanno vedere un regime barbarico e le foto dei bambini non sono fake news. Usa, Francia e Gran Bretagna hanno agito avendo valutato questi fatti». L’attacco avvenuto nella notte, ha continuato Haley, «è giustificato, legittimo e proporzionato e non è vendetta né una prova di forza ma è agire contro un regime. Gli Usa hanno dato tante possibilità alla diplomazia» ma «il tempo per parlare è finito la scorsa notte e la Russia per sei volte ha imposto il veto per capire quale forma investigativa bisognava avere per l’uso di armi chimiche. La strategia della Siria non è cambiata e la prova dello scorso sabato è solo una strada per sperimentare nuovi utilizzi¨. Gli Usa però, ha assicurato l’ambasciatore, «non permetteranno che il regime prosegua su questo terreno». Annunciando di aver parlato poco prima con Trump, Haley ha precisato che «quando il nostro presidente attraversa la linea rossa, continua ad applicare quella linea. Gli Stati Uniti sono pronti e carichi». Accusando quindi il Consiglio di Sicurezza di aver fallito nel compito di fermare l’uso di armi chimiche – e assegnandone la responsabilità «principalmente alla Russia», l’ambasciatore ha confermato che gli Usa manterranno il pressing sulla Siria «se il regime continuerà a sfidare la nostra volontà».

Articolato in 4 punti l’intervento al Consiglio di Sicurezza dell’ambasciatore siriano all’Onu Bashar Al-Ja’afari. Il primo: la rilettura della Carta delle Nazioni Unite e degli articoli relativi all’attacco di uno Stato sovrano; quindi la richiesta di «cessare il finanziamento e il supporto di gruppi terroristici e armati sul territorio siriano». Ancora, Al-Ja’afari si è soffermato sulle fake news, sottolineando che «bisogna smettere di fabbricare bugie e false notizie imponendo alla mia nazione una guerra non voluta». Ultimo punto: la precisazione che guerra al terrorismo non equivale a «limitare la programmazione del futuro per la mia gente». Ha parlato di «ignoranza» e «tirannia», l’ambasciatore siriano, riferendosi a quei Paesi che in aperta violazione a qualsiasi regolamento hanno sganciato in Siria «oltre duecento missili, ma la contraerea ne ha bloccati circa un centinaio, facendo in modo che i danni fossero solo materiali». Ad oggi, ha continuato, «abbiamo scritto 146 lettere al Consiglio di Sicurezza per denunciare l’uso di armi chimiche da parte dei terroristi ma sono state tutte inascoltate; i terroristi continueranno ad usarle in altre parti del mondo». A detta di Al-Ja’afari non ci sono stati attacchi chimici. «L’attacco di oggi – ha concluso – non è solo alla Siria ma a ciascuno dei 193 membri di questa assemblea».

16 aprile 2018