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Famiglia, oltre la Conferenza nazionale. «Non ci accontentiamo di promesse»

Don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia, e Gian Luigi De Palo, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, stilano un bilancio dell’appuntamento appena concluso

“Più forte la famiglia, più forte il Paese” il tema della terza Conferenza nazionale sulla famiglia convocata a Roma, in Campidoglio, il 28 e 29 settembre, a sette anni dalla precedente edizione milanese del 2010, dal Dipartimento per le politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei ministri con il supporto dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia. Abbiamo intervistato don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, e Gian Luigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, che riunisce 47 realtà per un totale di quattro milioni di famiglie. «Siamo partiti con il piede giusto – esordisce don Gentili -. Davanti alla possibilità di saltare questo appuntamento, a sette anni dal precedente il governo torna finalmente a mettere il tema famiglia al centro. Un segnale positivo è stato il metodo: avere invitato la base dell’associazionismo familiare (presenti fra gli altri oltre 200 rappresentanti del Forum), quella che tutti i giorni fa i conti con i costi di bollette che aumentano, pannolini, libri di scuola ha segnato un punto di svolta perché c’è stato un grande ascolto della famiglia. Vuol dire che il governo riconosce in queste associazioni il vero braccio con cui portare avanti nuove politiche in materia.Un altro elemento positivo è il lavoro d’eccellenza svolto nei gruppi”. “Tuttavia – prosegue Gentili – non possiamo accontentarci di belle promesse per un lontano futuro. Se ci sarà un segnale forte fin dalla prossima legge di bilancio, le famiglie potranno riacquistare fiducia nella politica, altrimenti no. La proposta di riforma del fisco non può restare in archivio in attesa della legislatura che verrà; per questo ci aspettiamo che le promesse che abbiamo sentito possano realizzarsi, almeno in parte, fin da ora».

Anche De Palo esprime soddisfazione per lo svolgimento della Conferenza: «Andava fatta, quantomeno per far prendere coscienza a governo, istituzioni e opinione pubblica di un tema che troppo spesso viene taciuto o messo in sordina. I dati sono impressionanti: siamo tutti d’accordo sul fatto che la famiglia non è un problema ma una risorsa, e che la denatalità è non un problema ma il problema del Paese». Eppure «la politica a tutti i livelli non ha assolutamente dato risposte soddisfacenti. La sensazione è che non abbiano capito la domanda, e questo fa paura. “Non ci sono soldi” è la risposta sbagliata. La domanda è molto più radicale: “Avete capito che fra un po’ salta tutto? Che è giunto il momento di investire sulla famiglia, non perché lo chiede il Forum, non perché lo chiede la Chiesa, ma perché a chiederlo è un Paese la cui tenuta è a rischio?”. La famiglia, che contribuisce alla formazione dei cittadini e allo sviluppo e alla crescita economica dell’Italia, non vuole mance, né tantomeno elemosine, bensì il riconoscimento del ruolo che le spetta. Non è solo questione di soldi o di riforma del fisco: c’è un gap culturale che va colmato ma la politica non lo ha colto».

«Nel nostro Paese a nascita zero – prosegue De Palo -, la seconda causa di povertà, dopo la perdita del lavoro, è mettere al modo un figlio. Siamo a un punto di non ritorno. La risposta non è provvedimenti tampone una tantum, bensì interventi strutturali, investimenti veri e stabili perché è sulle famiglie che si gioca il futuro del Paese in termini di ritorno in Pil, tenuta del welfare e del sistema pensionistico. Il governo non ha finora dato risposte, come possiamo fidarci della promessa che il tema della natalità e delle riforme strutturali verrà affrontato nella prossima legislatura?». Negli ultimi dieci anni, sostiene il presidente del Forum, la situazione è andata progressivamente peggiorando, ma la distanza della politica dalla realtà «è rimasta siderale; chi ci governa – ma anche chi è all’opposizione perché il silenzio assordante è a 360° – sembra ritenere che, tanto, la famiglia continuerà a svolgere il suo ruolo sussidiario, anzi di supplenza dello Stato, ma fino a quando potrà reggere? I nodi sono venuti al pettine. Sta aumentando l’età degli anziani, i giovani rimangono a casa sempre più a lungo. Due categorie che stanno paradossalmente diventando un problema e questa è un’aberrazione che può portare alla rottura del patto intergenerazionale con il rischio di una grande conflittualità sociale». Per De Palo, «la Conferenza non è un punto di arrivo ma il punto di partenza; il vero lavoro inizia ora. Faremo anzitutto un pressing asfissiante fino alla prossima legge di stabilità; successivamente convocheremo tutte le forze politiche intorno a un tavolo invitandole a fare un patto per la famiglia. Se questa legislatura non prenderà atto che la questione famiglia non è più rinviabile, come possiamo credere che la prossima metterà in campo riforme strutturali? Gli elettori devono sapere chi intende impegnarsi e chi no».

Nel corso dei lavori, i rappresentanti della politica e delle istituzioni hanno spesso declinato il sostantivo “famiglia” al plurale alludendo all’esistenza e al riconoscimento di diverse tipologie familiari. «Non ci spaventa il termine “famiglie” se questo significa andare incontro anche alle differenze territoriali e generazionali – il commento di don Gentili -; ci spaventa quando si indebolisce la struttura familiare, quando la Costituzione che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio non viene più ascoltata. Tuttavia si deve aprire gli occhi sul fatto che anche davanti a forme familiari diverse, la famiglia costituita da papà, mamma e figli resta numericamente il vero motore che porta avanti l’Italia». (Giovanna Pasqualin Traversa)

2 ottobre 2017