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Festa dei popoli: ponti, non muri

Il 21 maggio a San Giovanni. Alle 10 forum al femminile sull’integrazione; alle 12.30 la Messa in basilica con il vescovo Lojudice; il pranzo in piazza

Appuntamento il 21 maggio a San Giovanni con le comunità etniche. Alle 10 forum al femminile sull’integrazione; alle 12.30 la Messa in basilica, poi il pranzo in piazza

Florin, rumeno, siederà in chiesa accanto ad Ana, peruviana. Dimitri, russo, mangerà lo zighinì, un piatto tradizionale eritreo preparato da Kya. Immagini di condivisione e fraternità che rivivranno domenica prossima, 21 maggio, durante la Festa dei Popoli. L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio per la pastorale delle migrazioni (Migrantes) della diocesi di Roma, si articolerà in tre momenti. Comincerà alle 10 con il forum, in programma al Seminario Romano Maggiore, sul tema “Comunità migranti, Chiese e città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Protagoniste saranno alcune donne delle comunità straniere che vivono nella Capitale. Ci saranno Zenaida Villanos Baro, filippina; Patricia Bovadin, peruviana; Cecilia Agyeman Anane, ghanese; e l’ucraina Elena Tonko.

«Quest’anno abbiamo voluto dare risalto alle donne delle comunità cattoliche straniere residenti a Roma, perché sono protagoniste di processi di integrazione che creano una convivenza serena in città – spiega il direttore dell’Ufficio diocesano, monsignor Pierpaolo Felicolo -. Durante questo incontro ciascuno si interrogherà su cosa può fare la propria comunità per migliorare dialogo e condivisione e su cosa chiedere alla Chiesa e alla città di Roma per realizzare quest’obiettivo». Alle 12.30 poi saranno gli stessi gruppi ad animare la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano, presieduta dal vescovo ausiliare monsignor Paolo Lojudice, membro della Commissione per le migrazioni della Cei. Al termine, un grande momento di festa. Sapori e colori irradieranno la piazza di San Giovanni in Laterano, dove i membri di trenta comunità straniere canteranno e danzeranno sulle note delle loro musiche tradizionali.

Nel momento del pranzo, condivideranno i loro piatti tipici. Così gli eritrei porteranno lo zighinì, uno spezzatino di carne speziato; chi proviene da Capo Verde presenterà il cachupa, piatto nazionale a base di carne o pesce; i congolesi prepareranno la Gallina alla Moambe e la foglia di tapioca con melanzane. «La cultura si manifesta anche attraverso il cibo – aggiunge monsignor Felicolo – e il pranzo è un momento di incontro. Qui l’obiettivo è far conoscere le comunità, condividendo i loro piatti tipici». All’iniziativa parteciperanno migranti giunti dal Nord e dal Sud del mondo, da Est e da Ovest: sudamericani, libanesi, africani, albanesi, russi, rumeni, che condividono la fede in Cristo anche se di riti diversi.

«In un momento in cui la migrazione è vista da molti costantemente come emergenza e problematicità, in particolare dopo i numerosi sbarchi – spiega ancora Felicolo -, vogliamo mostrare un altro volto della quotidianità della realtà migratoria, che è anche festa, condivisione, integrazione. Perché crediamo che la migrazione sia ricchezza, confronto». Filo conduttore della festa saranno le parole di Papa Francesco: “Costruiamo ponti non muri”. «Il nostro vescovo ci dà l’esempio. Vogliamo creare relazioni, segni di amicizia nella quotidianità, perché l’amicizia superi la paura. La Festa dei Popoli vuole manifestare che a Roma c’è una quotidianità fatta di tanti momenti di convivenza serena. Vuole segnalare che ci sono tanti migranti che lavorano onestamente e regolarmente».

18 maggio 2017