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Festa di san Francesco, messaggio dei vescovi del Lazio alle Chiese locali

Il testo inviato dai vescovi della Conferenza Episcopale Regionale
alle Chiese del Lazio in vista della festa del Patrono d’Italia, ad Assisi, nella quale si rinnoverà l’offerta dell’olio per la lampada

Carissimi Fratelli e Sorelle,

in occasione della festa di San Francesco d’Assisi ogni anno una Regione d’Italia è invitata ad offrire l’olio per la lampada che arde sulla tomba del Santo Patrono. Il prossimo 4 ottobre saranno le Chiese del Lazio a compiere questo gesto di devozione recandosi pellegrine ad Assisi. Vorremmo compierlo mettendoci con umiltà sulle orme del Poverello per imparare da lui una più coraggiosa sequela di Gesù, Nostro Signore.

Importanti momenti dell’itinerario spirituale di San Francesco hanno avuto luogo nella nostra Regione: a Greccio il Poverello d’Assisi, con la rappresentazione della Natività di Gesù, potè contemplare profondamente la povertà che accompagnò la venuta nel mondo del Salvatore; a Fonte Colombo, scrivendo la Regola, ribadì la scelta di vivere radicalmente il Vangelo; a Roma sottomise al discernimento del Papa la sua intuizione di vita. Il Lazio è, dunque, impregnato della spiritualità francescana che è un dono grande anche per la Chiesa di oggi. Recandoci in pellegrinaggio ad Assisi desideriamo ricevere da San Francesco un aiuto per crescere nell’amore del Signore: egli infatti continua a parlare al cuore di ogni uomo.

Alcuni aspetti della vita del Poverello desidero ricordare particolarmente. Anzitutto ci testimonia la ragione profonda della povertà evangelica Spogliandosi davanti al padre dei suoi beni, rinunciò a questo mondo per affermare davanti a tutti, senza alcuna paura, che solo Gesù Cristo e il suo Vangelo sono il bene vero e l’unica ricchezza dell’uomo. Che significato ha per noi l’esempio di San Francesco? Lo scorso anno ad Assisi, sulla tomba del Poverello, il Papa ha chiesto a tutti i cristiani di spogliarsi di quella mondanità spirituale “che ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio”. Contemplando il Crocifisso di San Damiano, l’invito di Papa Francesco ci sprona ad impegnarci per cercare la gloria di Dio piuttosto che la nostra, con fede retta, speranza certa e carità perfetta.

Trasformato dall’esperienza di Gesù Cristo, San Francesco fu uomo di riconciliazione e di pace. Nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium il Santo Padre ha chiesto ai cristiani “una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa” (n.99). Andiamo ad Assisi per diventare anche noi, come San Francesco, strumenti di pace in un mondo dove crescono i conflitti e spesso sfociano in drammatiche violenze. L’intercessione di San Francesco ci ottenga la concordia e la comunione nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle relazioni sociali, e ciascun cristiano adempia la sua vocazione di servo di amore e di perdono, cooperando alla costruzione di una società di pace.

In questo tempo di grave crisi economica cresce nelle nostre città e nei paesi il numero dei poveri. Papa Francesco ci chiede di riconoscere nei poveri “la carne sofferente di Cristo” e di lenire le loro pene. Fu questa anche l’esperienza di San Francesco che, dopo aver ricnosciuto nel lebbroso il volto di Gesù, iniziò a frequentare il lebbrosario e a dare aiuto a quanti lì si trovavano, baciando loro le mani. Ad Assisi chiederemo nella preghiera a San Francesco di aiutarci a compiere, come Lui, “l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via” (Evangelii gaudium, n. 195). I poveri ci appartengono e nelle comunità cristiane devono avere lo stesso posto che hanno nel cuore di Dio, vale a dire – ci ricorda il Papa – “un posto preferenziale”.

Infine, nel nostro pellegrinaggio, pregheremo per il Papa, che costantemente si affida alla preghiera del popolo cristiano. Le Chiese del Lazio, unite da vincoli speciali al Succesore di Pietro, non potranno non corrispondere generosamente a questa richiesta. Imploreremo dal Signore per Lui salute e forza per compiere il ministero che la Provvidenza gli ha affidato e che con esemplare dedizione svolge quotidianamente.

Carissimi Fratelli e Sorelle, il pellegrinaggio nella terra di San Francesco è un dono per le nostre Chiese. Sia davvero un giorno di grazia per un nuovo vigore cristiano delle nostre comunità ecclesiali. Viviamolo con intensità spirituale, sperimentiamo la letizia dell’incontro con un grande testimone del Vangelo per essere sempre di più annunciatori gioiosi e credibili di Cristo e fermento di gioia e di pace nei nostri ambienti di vita.

Roma, 1 luglio 2014