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Fine vita, i timori delle associazioni

Mpv: «Dat non siano strumento per aggirare il “no” a eutanasia». Comunità Papa Giovanni XIII: preoccupazione per i disabili gravi in casa famiglia

Mpv: «Dat non siano strumento per aggirare il “no” a eutanasia». Comunità Papa Giovanni XIII: preoccupazione per i disabili gravi in casa famiglia

Mentre la camera dei Deputati discute il disegno di legge sul testamento biologico, dal Movimento per la vita arriva «soddisfazione» per l’invito rivolto da monsignor Vincenzo Paglia, dall’agosto scorso presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a cercare un accordo ampio in materia di Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento). «Mentre va sempre rispettata la volontà del malato nell’accesso alle cure, il consenso informato e le Dat – accertato che siano sottoscritti da persone consapevoli e informate – non possono essere lo strumento con cui aggirare il deciso “no” delle leggi italiane a eutanasia e suicidio assistito e per violentare la doverosa autonomia scientifica e deontologica del terapeuta, come ha ribadito il presidente della Pontificia Accademia per la Vita», dichiara il presidente del Movimento Gian Luigi Gigli, del gruppo parlamentare “Democrazia solidale-Centro democratico”.

Nelle parole di Gigli, «un “sì” convinto alla sedazione del dolore e alle cure palliative. Un forte “no” invece, sia all’ostinazione terapeutica che all’abbandono terapeutico. In assenza di una condizione terminale, la sospensione dei sostegni vitali in persone in condizioni di stabile disabilità al fine di accelerarne la morte si configurerebbe come una scelta suicidaria da parte dell’interessato o come una decisione di tipo eutanasico presa da chi legalmente lo rappresenta». Per Gigli, «le strutture del servizio sanitario non possono diventare il luogo per il suicidio assistito e per l’eutanasia dei disabili. L’intervento di monsignor Paglia forse rivela anche la preoccupazione della Chiesa, se la legge passasse nel suo attuale testo, per una possibile imposizione di pratiche non condivise anche agli ospedali cattolici».

Preoccupazione anche nella Comunità Papa Giovanni XXIII, anzitutto «per la sorte di tante persone, tra cui numerosi bambini, con disabilità gravissima accolte nelle nostre case famiglia. Si tratta di persone – spiega il presidente Giovanni Paolo Ramonda – che non possono esprimere in autonomia la loro volontà a causa del loro handicap. Con questa proposta di legge, il rappresentante legale del minore o della persona incapace potrebbe interrompere qualsiasi tipo di cura, anche l’idratazione e l’alimentazione, staccando la Peg o la Tracheo usati da molti di loro per vivere».

Andando nello specifico della legge in fase di discussione, Ramonda evidenzia che «se approvata, aprirebbe ad una forma di eutanasia omissiva. Inoltre l’assenza della possibilità di ricorrere all’obiezione di coscienza per un medico porta il Paese a una deriva di tipo totalitario». Il pensiero corre quindi alle persone con disabilità gravissima accolte nelle case famiglia della Comunità: persone che «hanno voglia di partecipare, di andare sulle alte vette, di vedere il mare, di incontrare un sorriso. Desiderano avere qualcuno che si giochi la vita con loro. La sofferenza – conclude Ramonda – non è data dall’handicap  o dalla malattia ma dalla solitudine  che si crea a causa di queste condizioni».

14 marzo 2017