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“Florida”, dramma agrodolce sull’Alzheimer

Positività e coerenza di racconto, in un ritratto nel quale la presenza confortevole della famiglia resta fondamentale per aiutare e superare le difficoltà

Positività e coerenza di racconto, in un ritratto nel quale la presenza confortevole e misurata della famiglia resta fondamentale per aiutare e superare le difficoltà

L’Alzheimer è una malattia subdola e insidiosa, tanto difficile da individuare e gestire quanto complicata da comprendere e governare. Il cinema se n’è occupato con crescente attenzione e particolare cura. L’esempio più recente è Still Alice, un film del 2014 visto al Festival di Roma con Julianne Moore nel ruolo di una brillante docente universitaria che, quasi senza accorgersene, fa i conti con una progressiva perdita di memoria attraverso momenti via via sempre più difficili da gestire. Proprio questi temi sono al centro di Florida, di Philippe Le Guay: una vicenda contemporanea, il cui svolgimento passa dall’America alla Francia, mettendo in evidenza quali differenze ci sono ancora rispetto a uno stesso argomento tra Europa e Stati Uniti.

Previsto per l’uscita in sala a partire da giovedì 5 maggio, il film vede al centro l’anziano Claude, 80 anni, che tuttavia non ha perso la sua vitalità. È stato proprietario e dirigente di una importante fabbrica di Annecy. Ora è nella fase in cui gli capita sempre più spesso, ma ostinatamente si rifiuta di ammetterlo, di avere dei vuoti di memoria, dei momenti di confusione. Vicino a lui, Carole, la figlia maggiore, che lo ha sostituito nella direzione aziendale, è pronta ad assecondare le bizzarre richieste del padre e non lo lascia mai solo. Ma il desiderio più grande di Claude è rivedere l’altra figlia che vive in America, per la percisione a Miami, in Florida. Aspettando l’arrivo della donna, Claude ha deciso di mangiare solo arance della Florida. L’attesa di questa seconda figlia è il punto centrale. Perché l’uomo non sa che in realtà è morta anni prima in un incidente, ma Carole ritiene più opportuno non dire niente in proposito. Così l’uomo vive in una perenne attesa, e nel frattempo occupa il tempo curando gli ampi spazi della casa di famiglia, tra stanze ampie e giardino fiorito, accettando la presenza prima di una signora francese poi di una badante rumena, con la quale avvia un rapporto più profondo. Claude conduce giornate tranquille e serene, solo di tanto in tanto attraversate da lampi improvvisi di follia.

È esemplare la linearità e la calma con cui la regia descrive questi inaspettati momenti di perdita del controllo. A cominciare dagli immaginari viaggi in aereo verso la Florida, che Claude sogna di compiere spesso al pari dei ricordi della madre e di qualche problema psicologico avuto nell’infanzia. I problemi nascono proprio quando il clima viene tenuto basso e sotto silenzio. A dire che la malattia è forse senza ritorno ma che la presenza confortevole e misurata della famiglia resta fondamentale per aiutare e superare le difficoltà. Florida è un ritratto che mette insieme umorismo e dramma, che non nasconde nulla dei problemi ma li guarda con positività e coerenza di racconto. Aiutato in questo dalla presenza, nel ruolo di Claude, di Jean Rochefort, grande attore della vecchia guardia francese. Un valore aggiunto del film.

2 maggio 2016