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Fondo per l’Africa: «Il 61% è andato a controlli delle migrazioni»

A segnalarlo è la Focsiv, laddove si sottolinea invece che solo il 5% dei 140 milioni impegnati (su 200 disponibili) sono andati alla cooperazione allo sviluppo

Quale futuro per il Fondo italiano straordinario per l’Africa? In periodo di Legge di Bilancio e di discussioni circa la sua strutturazione è la Focsiv a chiederselo, con una nota in cui si afferma: «A settembre scorso si è potuto sapere, grazie ad una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Quartapelle, che risultavano impegnati 140 milioni di euro sui 200 disponibili. Questi finanziamenti sono andati in gran parte a iniziative per la governance dei flussi migratori, lotta al traffico, controllo alle frontiere secondo un approccio più di sicurezza sul flusso delle migrazioni irregolari e poco sulle cause profonde delle migrazioni».

Continua la Focsiv: «Da un’attenta analisi degli investimenti realizzati si evince che solo il 5% dei 140 milioni di euro finora impegnati è andato alla cooperazione allo sviluppo, il 17% alla protezione e altrettanto ai ritorni, ben il 61% al controllo delle frontiere e alla governance delle migrazioni. Il 77% dei finanziamenti si è concentrato su Niger e Libia, laddove è più forte l’interesse a fermare i flussi irregolari. In particolare, secondo un’analisi di Asgi circa 15 milioni sono stati stanziati per spese di carattere militare».

Giova ricordare che la creazione del Fondo italiano straordinario per l’Africa «nasce dalla consapevolezza che la grande sfida e opportunità dei prossimi anni è lo sviluppo di rapporti politici, economici e sociali con questo grande continente, in modo anche da governare meglio le migrazioni – ricorda Focsiv -.  Sono stati stanziati per questo fondo 200 milioni di euro da impegnare nel 2017 e il decreto di indirizzo ha stabilito che fossero destinati per interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie».

Focsiv ha potuto analizzare, grazie anche alla recente disponibilità di informazioni, l’utilizzo delle risorse in dotazione di questo Fondo in un Policy Brief appena pubblicato, nel quale, dopo una dettagliata analisi, vengono presentate delle raccomandazioni sul futuro del rifinanziamento e orientamento del Fondo collegate, in un più ampio respiro, al futuro della politica italiana con l’Africa e alla politica europea sulla gestione dei flussi migratori.

«Nonostante quanto finora avvenuto auspichiamo che sia previsto un rifinanziamento del Fondo nella prossima Legge di Bilancio, in modo che si possa valorizzare nel quadro dell’impegno europeo e delle Nazioni Unite. È importante riprendere l’ambizione originaria riguardo una politica italiana con l’Africa più strutturale e comprensiva. D’altro canto, l’esperienza del Fondo mostra la rilevanza del peso italiano nelle istituzioni europee e nei suoi strumenti». Carta da giocare per la riforma del regolamento di Dublino e la creazione di un vero sistema comunitario di asilo, ha dichiarato Andrea Stocchiero, responsabile policy Focsiv .

«È necessario rafforzare un impegno che possa contribuire a migliorare il governo dei flussi con lo sviluppo delle comunità locali e, per la sua rilevanza, possa orientare la politica europea. È importante vi sia più trasparenza e possibilità di tracciare la spesa effettiva dei finanziamenti. Sicuramente bisogna passare ad un approccio più strutturale, come richiede il fenomeno migratorio, e investire di più nella protezione e per la cooperazione con le comunità locali e migranti».

E conclude: «È necessaria infine una profonda revisione della politica migratoria e di cooperazione che non sia ridotta al mero controllo delle frontiere, ma che sia attenta al rispetto dei diritti umani ed alle esigenze locali e regionali di mobilità, puntando, piuttosto, su misure di gestione dei flussi che siano realmente alternative all’irregolarità e al traffico degli esseri umani, negoziando canali regolari secondo quanto previsto dal Global Compact su migrazioni e rifugiati delle Nazioni Unite».

 

 

3 novembre 2017