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Francesco a Santa Maddalena: «Dio è sempre disposto a perdonare»

Il Papa ha visitato la 14ma parrocchia di Roma dalla sua elezione a pontefice. Si è recato nella borgata Ottavia a nord-ovest della Capitale

Il Papa ha visitato la 14ma parrocchia di Roma dalla sua elezione a pontefice. Si è recato nella borgata Ottavia a nord-ovest della Capitale 

Per la sua terza visita pastorale dell’anno in una parrocchia romana, la 14ma dall’inizio del pontificato di cui oggi ricorre il quarto anniversario, Papa Francesco si è recato ancora una volta in periferia, questa volta nella borgata Ottavia, zona nord-ovest di Roma. Lo ha accolto la comunità di Santa Maddalena di Canossa: i bambini del catechismo, i genitori e piccoli battezzati nell’ultimo anno, i malati, i volontari e le suore canossiane, le Figlie della Carità. Per Francesco, accolto dal cardinale vicario Agostino Vallini e dal parroco padre Giorgio Spinello, un tripudio di folla con la chiesa che non poteva contenere tutti e tanti ragazzi che gli hanno dato il benvenuto sul campo di calcio.

Rispondendo alle domande dei bambini, il Papa ha detto: «Cosa mi spaventa? Quando una persona è cattiva, la malvagità. Tutti abbiamo il seme della cattiveria dentro, ma quando una persona sceglie di essere cattiva mi spaventa, perché può fare tanto male, in famiglia, sul posto di lavoro, anche in Vaticano quando c’è il chiacchiericcio». Poi un parallelo con il terrorismo: «Avete visto in tv cosa fanno i terroristi. Buttano la bomba e scappano. Le chiacchiere sono come il terrorismo, distruggono tutto e soprattutto distruggono il tuo cuore, che diventa arido. Mordetevi la lingua prima di dire chiacchiere, farà male, ma non farete male agli altri. Sparlare dell’altro di nascosto, distruggerlo, è bruttissimo, è fare la strega».

Il riferimento era alla domanda
di una bambina («le streghe non esistono», ha detto il Pontefice). Tra i momenti belli, invece, il Papa ha annoverato quando da bambino andava allo stadio con il padre, quando «posso incontrare gli amici o pregare in silenzio» mentre «vedere la tv non mi piace, è perdere tempo e poi mi fa brutto». Francesco ha parlato anche di smartphone («quel dialogo è virtuale, liquido, non consente l’apostolato dell’orecchio» di cui c’è bisogno) e di parolacce («non sono belle ma le bestemmie sono più brutte, mai una bestemmia»). E a chi gli ha chiesto se era contento di fare il Papa, ha risposto che «non si studia e non si paga per diventare Papa. Chi ti fa Papa? Dio».

Francesco ha poi confessato alcuni fedeli prima della Messa, concelebrata insieme al cardinale Vallini, al vescovo ausiliare monsignor Paolo Selvadagi e ai padri canossiani con il superiore padre Giorgio Valente. Nell’omelia, il Pontefice, prendendo spunto dal passo evangelico della Trasfigurazione, ha messo a confronto «il volto luminoso di Gesù, pieno di gioia e di vita» che si ripresenterà «anche nella Resurrezione» e quello della Passione: «Un altro volto, non tanto bello, un volto brutto, sfigurato, torturato, disprezzato, sanguinato (letterale, ndr) dalla corona di spine… tutto il corpo di Gesù sarà proprio così, come una cosa da scartare. Due trasfigurazioni e in mezzo Gesù crocifisso, la Croce. Dobbiamo guardare tanto la Croce».

Il Santo Padre ha poi citato san Paolo, che usa «una parola troppo forte, forse una di quelle più forti del Nuovo Testamento». Gesù, figlio di Dio, «si è fatto peccato. È la cosa più brutta, è un’offesa a Dio, uno schiaffo a Dio, è dirgli tu non mi importi… Gesù si è fatto peccato, si è abbassato fin lì e per preparare i discepoli a non scandalizzarsi ha fatto questa trasfigurazione». Il Papa ha poi invitato a guardare Gesù che «ha pagato per tutti noi, si è fatto maledizione di Dio per noi. Il Figlio benedetto nella Passione è diventato maledetto, ha preso su di sé i nostri peccati. Quanto amore, quanto amore! Questa contemplazione – ha concluso – dei due volti di Gesù, trasfigurato e fatto peccato, ci incoraggi ad andare avanti nel cammino della vita cristiana, a chiedere perdono e a non peccare tanto. Dio sempre è disposto a perdonare, solo dobbiamo chiederlo».

 

13 marzo 2017