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Francesco all’Ac: «Vivi all’altezza della tua storia!»

In piazza San Pietro l’incontro con Francesco che ha aperto le celebrazioni per i 150 anni dell’Azione cattolica italiana. La prospettiva dell’evangelizzazione

In piazza San Pietro l’incontro con Francesco che ha aperto le celebrazioni per i 150 anni dell’Azione cattolica italiana. La prospettiva dell’evangelizzazione

«Una storia bella e importante, per la quale avete tante ragioni di essere grati al Signore e per la quale la Chiesa vi è riconoscente». Una storia, anzi, «un sogno», nato «dal cuore di due giovani, Mario Fani e Giovanni Acquaderni», diventato nel tempo «cammino di fede per molte generazioni, vocazione alla santità per tantissime persone: ragazzi, giovani e adulti che sono diventati discepoli di Gesù e, per questo, hanno provato a vivere come testimoni gioiosi del suo amore nel mondo». È il cammino dei 150 anni dell’Azione cattolica italiana delineato da Papa Francesco domenica 30 aprile nell’incontro di festa, in piazza San Pietro, che ha aperto le celebrazioni di questo anniversario. Attorno a Francesco circa 100mila tra ragazzi, giovani e adulti di Ac arrivati da tutte le diocesi in Italia, accompagnati da 7 cardinali e 25 vescovi, oltre alle rappresentanze dell’associazione provenienti da circa 30 Paesi.

Un incontro, quello con Francesco, quasi incastonato all’interno della XVI Assemblea nazionale dell’Ac, dal 28 aprile al 1° maggio, che ha eletto i membri del nuovo Consiglio nazionale dell’associazione per il triennio 2017-2020, conclusa con un Messaggio al Paese che contiene la promessa e l’impegno a essere «tra la gente, con la gente, per la gente, dalla gente». E proprio da questa dimensione di «popolo» ha preso le mosse la riflessione del Papa, che ha ricordato la sua storia familiare in Ac: «Mio papà, mia nonna erano dell’Azione cattolica. Anche per me è un po’ aria di famiglia». Quindi, il richiamo al popolo di Ac, «formato da uomini e donne di ogni età e condizione, che hanno scommesso sul desiderio di vivere insieme l’incontro con il Signore: piccoli e grandi, laici e pastori, insieme, indipendentemente dalla posizione sociale, dalla preparazione culturale, dal luogo di provenienza. Fedeli laici che in ogni tempo – ha proseguito il pontefice – hanno condiviso la ricerca delle strade attraverso cui annunciare con la propria vita la bellezza dell’amore di Dio e contribuire, con il proprio impegno e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale».

Proprio per questo quella dell’Azione cattolica è «una storia di passione per il mondo e per la Chiesa, dentro cui sono cresciute figure luminose di uomini e donne di fede esemplare, che hanno servito il Paese con generosità e coraggio». Avere alle proprie spalle una bella storia però, il monito di Francesco, «non serve per camminare con gli occhi all’indietro – fareste uno schianto -, non serve per guardarsi allo specchio – tanti siamo brutti, è meglio di no! -, non serve per mettersi comodi in poltrona: questo ingrassa e fa male al colesterolo». Fare memoria di un così lungo itinerario di vita, ha evidenziato in un discorso arricchito continuamente di espressioni a braccio, «aiuta a rendersi consapevoli di essere popolo che cammina prendendosi cura di tutti, aiutando ognuno a crescere umanamente e nella fede, condividendo la misericordia con cui il Signore ci accarezza». Di qui l’esortazione a «continuare ad essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito, e che insieme a lui amano profondamente la storia in cui abitiamo». Sulla scorta dei «grandi testimoni di santità che hanno tracciato la strada della vostra associazione»: da Giuseppe Toniolo ad Armida Barelli, da Piergiorgio Frassati ad Antonietta Meo (Nennolina), di cui è in corso la causa di beatificazione, da Teresio Olivelli a Vittorio Bachelet. «Azione Cattolica – l’invito di Francesco -, vivi all’altezza della tua storia!».

Tracciando quindi una sorta di bilancio del cammino compiuto dall’associazione, il Papa ne ha evidenziato l’«amore grande per Gesù e per la Chiesa». Anche oggi, ha continuato, «siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi, attorno ai vescovi, e nelle parrocchie, sempre, là dove la Chiesa abita in mezzo alle persone, sempre». Attualizzando il carisma dell’Azione cattolica, Francesco ha sottolineato la centralità di una «vocazione tipicamente laicale a una santità vissuta nel quotidiano» come spazio in cui trovare «la forza e il coraggio per vivere la fede rimanendo lì dove siete, facendo dell’accoglienza e del dialogo lo stile con cui farvi prossimi gli uni agli altri, sperimentando la bellezza di una responsabilità condivisa». Percorrendo strade attraverso cui «far crescere lo stile di un’autentica sinodalità, un modo di essere Popolo di Dio in cui ciascuno può contribuire a una lettura attenta, meditata, orante dei segni dei tempi, per comprendere e vivere la volontà di Dio, certi che l’azione dello Spirito Santo opera e fa nuove ogni giorno tutte le cose».

Il Papa ha citato l’Evangelii gaudium per invitare a portare avanti l’esperienza apostolica dell’Ac «radicati in parrocchia», che è «presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione». Ancora, «è lo spazio in cui le persone possono sentirsi accolte così come sono, e possono essere accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nella fede e nell’amore per il creato e per i fratelli». Tutto questo a patto di non chiudersi in se stessi, né come parrocchia né come associazione, ma aiutando la parrocchia a rimanere «in contatto con le famiglie e con la vita del popolo», senza diventare «una struttura separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi».

 

Da ultimo, il Papa ha indicato all’Ac un orizzonte chiaro: quello dell’evangelizzazione, ben lontano dall’«autoconservazione». La stessa appartenenza alla diocesi e alla parrocchia, ha affermato, «si incarni lungo le strade delle città, dei quartieri e dei Paesi. Come è accaduto in questi centocinquanta anni – le parole del pontefice -, sentite forte dentro di voi la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo, attraverso il servizio della carità, l’impegno politico, la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale. Mettetevi in politica, ma per favore, nella grande politica, nella politica con la P maiuscola! Allargate il vostro cuore per allargare il cuore delle vostre parrocchie». Francesco ha esortato i soci di Ac a farsi «viandanti della fede, per incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti. Ogni vita è vita amata dal Signore, ogni volto ci mostra il volto di Cristo, specialmente quello del povero, di chi è ferito dalla vita e di chi si sente abbandonato, di chi fugge dalla morte e cerca riparo tra le nostre case, nelle nostre città».

Citando ancora l’Evangelii gaudium, poi, ha concluso: «Nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale». Quindi ancora un imperativo: «Rimanete aperti alla realtà che vi circonda. Cercate senza timore il dialogo con chi vive accanto a voi, con chi la pensa diversamente ma come voi desidera la pace, la giustizia, la fraternità. È nel dialogo che si può progettare un futuro condiviso. È attraverso il dialogo che costruiamo la pace, prendendoci cura di tutti e dialogando con tutti». Da ultimo, una consegna: «Cari ragazzi, giovani e adulti di Azione cattolica: andate, raggiungete tutte le periferie! Andate, e là siate Chiesa, con la forza dello Spirito Santo».

2 maggio 2017