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Francesco: «Una diaspora inquietante per i cristiani d’Oriente»

Il Papa a Santa Maria Maggiore in occasione del centenario della Congregazione per le Chiese orientali e del Pontificio istituto orientale: «Non cessano di confidare nel Signore»

Pregare con il coraggio della fede riponendo piena fiducia nel Signore che fa dono dello Spirito Santo. Papa Francesco durante la Messa celebrata questa mattina, giovedì 12 ottobre, nella basilica di Santa Maria Maggiore, in occasione del centenario della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale, ha esortato i fedeli ad imparare «a bussare al cuore di Dio coraggiosamente» auspicando che «questa preghiera coraggiosa ispiri e nutra anche il vostro servizio nella Chiesa. Così il vostro impegno darà “frutto a suo tempo” e sarete come alberi le cui “foglie non appassiscono”».

Santa Maria Maggiore è una basilica cara alla memoria dell’Oriente cristiano, perché dedicata al mistero della Theotokos, la Divina Maternità di Maria, proclamato durante il Concilio di Efeso quando le chiese cattolica e ortodossa erano unite. Inoltre, come ha ricordato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della congregazione per le chiese orientali e gran cancelliere del Pontificio istituto orientale, sull’altare furono deposti i libri liturgici in lingua slava ai tempi dei santi fratelli Cirillo e Metodio, «uno tra i segni più grandi con cui i pontefici hanno intuito la natura unita e plurale dell’unica Chiesa di Cristo».

Alla celebrazione eucaristica, che ha chiuso la sessione plenaria della Congregazione per le Chiese orientali, hanno partecipato i superiori, i membri e gli officiali del dicastero, il preposito generale della Compagnia di Gesù, il padre delegato, il rettore, i docenti e alcuni ospiti della Compagnia di Gesù, tra i quali i rettori delle Università del Consorzio Gregoriana (Gregoriana, Biblico e Orientale), alcuni rappresentanti della Gregorian Foundation e alcuni membri della Curia generalizia di Roma. Prima della Messa Francesco ha visitato il Pontificio Istituto e nel giardino, alla presenza degli studenti, ha benedetto un cipresso. Già lunedì 9 ottobre il Santo Padre ha incontrato privatamente i patriarchi e arcivescovi maggiori mentre ieri, mercoledì 11, i membri della plenaria e gli officiali sacerdoti e laici del dicastero hanno partecipato all’Udienza Generale in Piazza San Pietro.

Durante l’omelia il Pontefice ha ricordato che nel 1917, quando Papa Benedetto XV fondò la Congregazione per le Chiese Orientali e il Pontificio Istituto Orientale, nel mondo si combatteva la Prima Guerra Mondiale. «Oggi – ha affermato – viviamo un’altra guerra mondiale, anche se a pezzi. E vediamo tanti nostri fratelli e sorelle cristiani delle Chiese orientali sperimentare persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante». Questo fa sorgere tanti “perché?”, ha aggiunto il Papa che, ricollegandosi alla prima Lettura tratta dal libro di Malachia, ha precisato che spesso ci poniamo delle domande quando «vediamo i malvagi, quelli che senza scrupoli fanno i propri interessi, schiacciano gli altri, e sembra che a loro le cose vadano bene: ottengono quello che vogliono e pensano solo a godersi la vita».

Ma il Signore, ha spiegato il Papa «non dimentica i suoi figli, la sua memoria è per i giusti, per quelli che soffrono, che sono oppressi e si chiedono “perché?”, eppure non cessano di confidare nel Signore». Anche la Vergine Maria si è posta l’interrogativo «ma nel suo cuore, che meditava ogni cosa, la grazia di Dio faceva risplendere la fede e la speranza». La preghiera coraggiosa è l’unica «per fare breccia nella memoria di Dio» ha avvertito il Papa prima di chiedersi se la nostra preghiera è veramente così. «Ci coinvolge veramente, coinvolge il nostro cuore e la nostra vita? Sappiamo bussare al cuore di Dio?» e quindi l’esortazione «impariamo a bussare».

Nel messaggio consegnato al cardinale Sandri, Francesco ha auspicato che il Pontificio Istituto Orientale «prosegua con rinnovato slancio la propria missione, studiando e diffondendo con amore e onestà intellettuale, con rigore scientifico e prospettiva pastorale le tradizioni delle Chiese orientali nella loro varietà liturgica, teologica, artistica e canonistica, rispondendo sempre meglio alle attese del mondo di oggi per creare un futuro di riconciliazione e pace».

Un invito al quale hanno fatto seguito le parole del cardinale Sandri il quale, alla fine della celebrazione, ha evidenziato che «l’essere intorno a questo altare ci impegna a continuare nell’impegno ecumenico affinché giunga presto il giorno in cui possa compiersi la preghiera del Signore Ut unum sint (perché siano una cosa sola). Tutti rinnovano il desiderio di essere con lei, insieme alle rispettive chiese, per continuare a mettere in pratica quanto ci ha chiesto il giorno dopo la sua elezione a vescovo di Roma: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso».

 

12 ottobre 2017