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Francesco Gabbani e la sua “Amen” contro la rassegnazione

Intervista al vincitore delle “Nuove Proposte” di Sanremo 2016, in concerto a Roma il 20 maggio al Quirinetta Caffè. Pronto il nuovo tour

Intervista al vincitore delle “Nuove Proposte” di Sanremo 2016, in concerto a Roma il 20 maggio al Quirinetta Caffè. Pronto il nuovo tour

La sua “Amen” è tra le poche canzoni del recente Festival di Sanremo che ancora si canticchiano. Carta canta, è il caso di dire: disco d’oro per le oltre 25.000 copie vendute, in vetta alle classifiche airplay per settimane e con oltre 6 milioni di visualizzazioni su youtube. Vuoi per il sarcasmo (“Gesù s’è fatto agnostico, i killer si convertono/ qualcuno è già in odor di santità”), vuoi per il ritmo accattivante, ormai Francesco Gabbani, cantautore e polistrumentista toscano, dalla vittoria tra le Nuove Proposte all’ultimo Festival, dove non a caso, si è aggiudicato anche il Premio della Critica Mia Martini e il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, sta arrivando nei club italiani per far conoscere il suo nuovo album.

A Roma sarà il 20 maggio al Quirinetta Caffè e trascinerà tutti con il suo pop contemporaneo pennellato di intimismo. Uscito lo scorso febbraio, il nuovo album “Eternamente ora” è composto da otto tracce inedite, in cui Gabbani, cresciuto a Carrara nello storico negozio di strumenti musicali del padre, riesce sapientemente ad affiancare sonorità pop elettroniche a testi che trasmettono spunti su vari aspetti della nostra vita. Nei brani c’è la natura dell’uomo, il suo eterno oscillare tra individualità e collettività, ci sono le paure e i pensieri di oggi, c’è l’introspezione che scruta il “chi siamo”.

Il cantautore parla di un nuovo percorso. Il suo è iniziato a 18 anni, con il progetto Trikobalto, e un album prodotto dai Planet Funk. Un discreto successo, un altro album e poi la decisione di intraprendere la carriera da solista. Un paio di singoli, un album e poi un contratto come autore per la BMG. Il resto è cronaca degli ultimi mesi. E un po’ ce la racconta lui stesso.

Partiamo da “Amen”: pensi che oggi ci sia troppa rassegnazione?

Da un certo punto di vista sì, lo vedo soprattutto da parte della mia generazione. Lo scenario intorno non permette di esprimersi tanto, anche se uno ha voglia di farlo. Per i miei genitori è stato diverso, hanno vissuto gli anni dello sviluppo economico. Comunque, il termine “amen”, anche se viene associato alla preghiera, ormai è un retaggio tipico di un certo approccio culturale italiano, fa parte del lessico, per indicare quella consapevole rassegnazione che ci fa alzare le spalle. Una rassegnazione che racconto sarcasticamente, proponendo di fare l’esatto contrario. Il messaggio che arriva dal brano è che non si possono aspettare le soluzioni dall’esterno, ma dobbiamo darci da fare se vogliamo cambiare le cose.

Hai visto il video di Monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, che a un incontro con i giovani ha cantato la tua “Amen”, chitarra alla mano?

Sì, l’ho visto e mi ha fatto molto piacere. Non mi aspettavo che questa canzone potesse essere usata anche per comunicare con i ragazzi.

Da “Amen” a “Eternamente ora”, il nuovo singolo: i richiami spirituali nei titoli sono un caso, oppure no?

La cosa non è voluta, anche se confesso di essere alla ricerca del senso della vita, pur non essendo molto praticante. Il testo del nuovo brano parla di sentimenti, del qui ed ora, del godersi il presente senza aver paura del passato o temere il futuro.

In “Software” emerge il trionfo della semplificazione. Grazie alla tecnologia, siamo tutti fotografi, artisti, musicisti, esperti di tutto…
Nella canzone prendo le distanze da questo modo di fare. Oggi con un click si fanno cose prima impensabili, la tecnologia è importante, ma va usata con consapevolezza. Gli approcci sono facilitati, e si tende a sconfinare in ruoli che non ci appartengono, per i quali non abbiamo fatto un percorso che ci abbia preparato a dire o fare certe cose. Ci si improvvisa, insomma. Io volevo far ragionare sul fatto che i software aiutano, ma non danno idee e queste vengono se ci si applica veramente.

Sei “In equilibrio”?
Mi sento assolutamente in ricerca ancora. Il brano descrive la fatica di creare un equilibrio in un rapporto di coppia o di amicizia. Quando si condivide qualcosa, bisogna essere disposti a fare un passo indietro, ad accettare piccoli compromessi, a rispettarsi, altrimenti uno se ne sta da solo.

Dove ti porterà “La strada”?
Ah, ah! (Ride, pensando alla citazione del titolo di un’altra sua canzone). Non lo so, ma sicuramente avanti. Il brano ha un duplice significato: ho scelto di metterla in apertura del disco, ad indicare che prima di incamminarsi in qualunque circostanza, è giusto studiare e prendere coscienza del percorso; e poi è anche una metafora della vita, vivendo siamo su una strada, ed è importante guardarsi intorno per capire a che punto si siamo.

A proposito di strada, com’è questo tour?

Mi auguro sempre che ci sia una bella partecipazione e che le persone si emozionino con le mie canzoni. Siamo in trio, con me ci sono mio fratello Filippo alla batteria e Lorenzo Bertelloni, tastierista e sintetizzazioni. Facciamo un misto tra elettronica e strumenti suonati, per un live molto movimentato. Per me si tratta di una sperimentazione, nei precedenti dischi ho sempre suonato molto, strimpello un po’ tutti gli strumenti, invece stavolta volevamo creare questa integrazione e speriamo che piaccia.

 

13 maggio 2016