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«Fratelli unici», più favola che realtà

Nel cast Argentero, Bova, Crescentini e Miriam Leone. La sceneggiatura rinuncia al cinismo dei classici della commedia all’italiana. Nel complesso il film è semplice, piacevole e pieno di buone intenzioni

Il soggetto raccoglie varie suggestioni derivate da differenti trame degli anni passati, e le colloca ai giorni nostri. È Fratelli unici, film italiano in uscita nelle sale in questo fine settimana. Il cast è importante: Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini, Miriam Leone. La storia comincia quando un incidente fa perdere del tutto la memoria a Pietro, medico. La sua ex moglie Giulia sta per risposarsi e non vuole più saperne di lui, così il fratello Francesco, stuntman dalla vita sregolata, è costretto a portarselo a casa, ad accudirlo e a fare una cosa che non ha mai fatto, la persona adulta.

Nella convivenza forzata tra i due viene coinvolta anche Sofia, vicina di casa di Francesco. I rapporti tra i quattro si intrecciano, si complicano (nel conto entra anche Stella, la figlia ora adolescente di Pietro e Giulia), corrono lungo vari equivoci, prima di arrivare alla soluzione finale. «Il film – dice Alessio Maria Federici, il regista qui al suo terzo film dopo Lezioni di cioccolato 2 e Stai lontana da me – racconta in chiave di commedia sentimentale dolce/amara le vicende di due fratelli che non si parlano da anni. Quando Pietro esce dall’incidente e ritrova la memoria, entrambi capiscono che quella esperienza ha rappresentato una sorta di spugna sul passato, ha portato entrambi a ritrovare nuovi equilibri e antichi amori».

Siamo totalmente dentro quella commedia italiana che sembra aver ritrovato nelle ultime stagioni (il botteghino conferma) slancio e vigore. Confermando però un significativo cambiamento di approccio e di prospettiva. Chi ricorda i film di Mario Monicelli, Dino Risi, Luigi Comencini nota subito le differenze. In quei copioni, spesso firmati da Age e Scarpelli, si cercava di tenere viva la dialettica tra gli opposti: per capirsi, ricordiamo i due personaggi de Il sorpasso. Qui, al contrario, anche nei momenti di rabbia, l’approccio dei protagonisti gioca al ribasso, va nella direzione di smussare contrasti e divisioni, sceglie la strada della riconciliazione. Pietro e Francesco capiscono di avere sprecato tanto tempo a odiarsi, e il nuovo rapporto tra loro apre la strada alla ripresa dei rapporti con la ex moglie per Pietro, con la vicina sempre amata per Francesco.

Insomma la sceneggiatura rinuncia a inserire anche un pizzico di cinismo che se non altro avrebbe reso più realistica la storia. Che, per come la vediamo, tocca più i contorni della favola che quelli del vero, della quotidianità. Con alcuni, prevedibili agganci all’americanismo della «seconda occasione», momento ineliminabile della narrazione. Film semplice, piacevole, pieno di buone intenzioni.

6 ottobre 2014