«Condannare pubblicamente l’uso sproporzionato della forza e chiedere l’immediata cessazione dell’assedio della Striscia di Gaza; aprire un canale umanitario che consenta il trasferimento sia a livello locale che internazionale della popolazione della Striscia di Gaza che necessita di cure mediche, sia a causa dei recenti attacchi che per altre malattie non curabili nella Striscia». Ancora, «proporre in sede Ue il ritiro degli ambasciatori degli Stati membri come gesto di condanna dell’uso illegale della forza e delle continue violazioni del diritto internazionale». Sono alcune delle richieste che la Piattaforma delle ong italiane attive in Mediterraneo e Medio Oriente ha rivolto ieri, 15 maggio, al governo italiano, nelle persone del premier Gentiloni e del ministro degli Esteri Alfano, all’indomani degli scontri avvenuti a Gaza, che hanno visto una «deliberata uccisione di civili che non può restare impunita».

Per le oltre 40 ong riunite nella Piattaforma, «le violazioni di Israele continuano a rimanere impunite. La lista di feroci campagne militari, come Margine Protettivo, che hanno causato migliaia di morti e distruzione, non sembra conoscere tregua. Al contrario, Israele continua a essere premiato dalla comunità internazionale con rapporti diplomatici solidi e supporto incondizionato. Continuare a giustificare il comportamento violento, aggressivo e provocatorio di Israele – denunciano – non fa altro che indebolire i cardini del diritto internazionale e allo stesso tempo, in maniera perversa, legittimare gli estremismi, con grave danno per i diritti della popolazione occupata e per la sicurezza delle città europee».

Tra le altre richieste avanzate al Governo allora c’è anche quella di farsi promotore «dell’immediata sospensione dell’Accordo di Associazione tra Israele e Ue nel quadro della Politica Europea di Vicinato condizionata alla cessazione dell’uso della forza e dell’assedio della Striscia di Gaza» e di richiedere che «il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite predisponga l’urgente invio di una factfinding mission al fine di assicurare la raccolta di prove circa la commissione di crimini internazionali da trasmettere alla Corte Penale Internazionale per porre fine al clima di impunità finora prevalente».

16 maggio 2018