L'informazione della Diocesi di Roma

Gestione delle emozioni, serve attenzione

Rappresentano le sentinelle per leggere il mondo. Gli errori nel riconoscerle adeguatamente sono molto comuni e derivano dall’eccessiva fiducia che abbiamo nelle nostre percezioni

Nell’immaginario comune le emozioni costituiscono delle percezioni interiori del proprio stato d’animo e spesso vengono confuse con la sensazione fisica che accompagna alcuni momenti della vita. Le emozioni in realtà provengono da lontano e rappresentano le sentinelle che ci permettono di leggere il mondo in modo rapido e quasi sempre efficiente.

Dove nascono? Diverse piccole zone del cervello, che si trovano nel sistema limbico, si attivano in particolari situazioni e determinano il rilascio di alcuni neurotrasmettitori, responsabili dei correlati fisiologici associati alle diverse emozioni. Il sistema più antico di emozione/reazione è quello di attacco/fuga, che attraverso la lettura di alcuni segnali fisiologici, quali ad esempio la sensazione di accelerazione cardiaca, sudore freddo, aumento del respiro e maggiore forza negli arti, ci permettono di avvertire la paura nella prontezza del nostro corpo a scappare da una situazione spiacevole.

Le emozioni, tuttavia, non vengono solo percepite dalla persona che le prova, ma il nostro sistema ci permette di riconoscerle anche quando a provarle è qualcun’altro, attraverso una caratteristica specifica dell’uomo, chiamata empatia. Essa, attraverso l’attenzione selettiva ad alcune espressioni facciali, è responsabile della capacità di riconoscere prima di tutto l’emozione dell’altro e successivamente di associarla alle percezioni fisiche tipiche, come se fossimo noi stessi a provarla. L’empatia potrebbe pertanto essere definita come la capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Ma qual è il vantaggio di provare le emozioni? Recentemente sono stati condotti degli studi su soggetti sottoposti ad interventi al cervello in zone sensibili alla percezione delle emozioni, nei quali sono stati riscontrati dei cambiamenti sia nel comportamento, ma più nello specifico è stata osservata la perdita di interessi e la mancata soddisfazione dallo svolgimento di attività in precedenza piacevoli.

Le emozioni, pertanto, sono responsabili della motivazione che alimenta i nostri comportamenti, talvolta anche negativamente. Spesso capita, infatti, di sentirsi in balia delle emozioni, come se non riuscissimo a liberarcene. Ma è proprio così? Se sono importanti, come mai talvolta abbiamo la sensazione di esserne sopraffatti?

L’eccessiva sensibilità ad alcune percezioni e l’ipervigilanza verso specifiche sensazioni corporee possono determinare una lettura errata della situazione che stiamo vivendo, inducendo un comportamento di difesa o di evitamento protettivo ma potenzialmente invalidante.

Il nostro pensiero, nello specifico ciò che crediamo quasi ciecamente sulla base delle nostre sensazioni, potrebbe costituire una distorsione cognitiva e determinare un comportamento inappropriato e disfunzionale all’adattamento sociale senza rendercene conto.

Spesso ci capita di perdere il controllo e urlare, poiché rispetto all’emozione di rabbia frequentemente si innesca la reazione più immediata ed impulsiva. Come allo stesso tempo proiettiamo sull’altro sensazioni più o meno piacevoli, spesso derivanti da fattori endogeni, pensando che la nostra deduzione derivi da una sorta di sesto senso, talvolta del tutto errato. Gli errori nel riconoscere adeguatamente le emozioni sono molto comuni e derivano dall’eccessiva fiducia che abbiamo nelle nostre percezioni.

Basterebbe, infatti, imparare ad utilizzare pensieri più funzionali per evitare di incorrere in abbagli emotivi, utili generalmente in occasioni di emergenza, ma meno efficaci nella quotidianità delle relazioni sociali.

17 aprile 2014