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Gioco d’azzardo, Simeone: «Il Governo riscriva la normativa»

Entro il 31 ottobre il ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe dovuto tradurre in un decreto ministeriale l’intesa raggiunta il 7 settembre scorso. Ma non c’è traccia

Entro il 31 ottobre 2017 il Ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe dovuto tradurre in un decreto ministeriale l’intesa raggiunta, il 7 settembre scorso, in seno alla Conferenza unificata Stato-Regioni, sul riordino del settore azzardo. Ma non c’è traccia del decreto. Inoltre, nel decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, “Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili”, l’articolo 20 prevede che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli provvede ad autorizzare la prosecuzione del rapporto concessorio in essere relativo alla raccolta, anche a distanza, delle lotterie nazionali a estrazione istantanea, in modo da assicurare nuove e maggiori entrate al bilancio dello Stato. E ancora: nella legge di bilancio in discussione l’articolo 90 aumenta il corrispettivo per le concessioni in materia di Bingo (200 sale), attualmente in proroga, da 5.000 a 7.500 euro mensili. Con Attilio Simeone, coordinatore del Cartello “Insieme contro l’azzardo”, costituito in seno alla Consulta nazionale antiusura, cerchiamo di capire come interpretare questi segnali che non sembrano andare nella direzione della tutela delle persone maggiormente vulnerabili, come vorrebbero le associazioni impegnate nel contrasto all’azzardo.

Come possiamo interpretare il mancato decreto ministeriale entro il 31 ottobre?

“Di tutte le cose certe, la più certa è il dubbio” scriveva Brecht. Il dubbio è che il Governo, in prossimità delle elezioni, non voglia affrontare apertamente un tema sul quale rischia di prendere qualche scivolata. Ma a tutto c’è rimedio. Gli emendamenti alla Legge di Bilancio 2018 si prestano bene per far passare norme di favore pro-azzardo di Stato. Nella versione licenziata dal Quirinale e ora in discussione al Senato il Governo ha previsto un aumento delle entrate per lo Stato per 800 milioni dal “gratta e vinci”, per 73 milioni dal Bingo e 410 milioni dalle scommesse ed ha mutuato dall’accordo approvato il 7 settembre in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni-Enti locali il solo onere per le Regioni di adeguare le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico.

Lo Stato continua a puntare su lotterie e gratta e vinci per incrementare le sue entrate?

Da una lettura prognostica potremmo certamente ritenere che lo Stato per il 2018 ha deciso di preferire le entrate certe in luogo di un riordino dell’intera struttura normativa in funzione della tutela delle persone maggiormente vulnerabili come, invece, avrebbe imposto la Legge delega al Governo.

La disposizione prevista all’articolo 90 della legge di bilancio è in sintonia con la legge delega al Governo sul riordino del settore dell’azzardo di Stato? E cosa prevede in merito l’accordo Stato-Regione del 7 settembre 2017?

Qui c’è una questione che ritengo debba essere affrontata dal Parlamento. Quanto vale una concessione statale in materia di giochi? Fa certamente riflettere un canone annuo di 7.500 euro a fronte di miliardi di euro di fatturato delle concessionarie. Questo è un primo elemento di riflessione. Un secondo elemento è costituito dal fatto che evidentemente i contratti di concessione contengono delle clausole grazie alle quali è possibile mascherare nella proroga delle vere e proprie violazioni delle norme in materia di concessione e appalti. Sul punto, ad esempio, dalla Legge di Bilancio 2018, nella quale sono state previste le proroghe, non è dato conoscere le ragioni tecniche e di opportunità della proroga nell’interesse pubblico.

Sia il decreto legge n. 148/17 sia la legge di bilancio sono in discussione al Senato in questo mese di novembre: qual è l’auspicio delle associazioni impegnate in prima linea nella lotta all’azzardo?

L’auspicio delle associazioni e in particolare del Cartello “Insieme contro l’Azzardo” è che
il Governo, al quale certamente bisogna riconoscere il merito di aver iniziato un dialogo, possa riscrivere nella sostanza e dal profondo tutta la normativa e condensarla in un Codice unico nel quale, in maniera chiara e trasparente, affrontare ogni aspetto a iniziare dai requisiti, dalla trasparenza e onorabilità delle società concessionarie e dei loro soci, dagli aspetti fiscali di queste, dal regime normativo della concessione, dalla tutela della salute e patrimoniale del consumatore, dalla prevenzione di pericolosi reati contro la persona e contro il patrimonio come quello dell’usura.

È di qualche giorno fa la notizia che alla periferia di Torino sono state sequestrate tre video slot in due bar dalla Guardia di Finanza. L’attività a contrasto degli illeciti nel settore dei giochi, delle scommesse e dei concorsi a pronostico ha consentito, dall’inizio dell’anno, di sequestrare amministrativamente, ai fini della confisca, circa 20 “new slot 2”. Si tratta solo della punta dell’iceberg di un fenomeno che incide sempre più pesantemente sulla vita delle persone?
Bisogna innanzitutto demolire la convinzione che il gioco legale è servito a sconfiggere il gioco illegale. I dati dimostrano che così non è. Anzi, il gioco legale e illegale si sono autoalimentati a vicenda con l’aggravante che quello offerto dallo Stato è servito ad attribuire legittimazione e maggior approvazione sociale anche al gioco illegale offerto dalla criminalità organizzata. Bisogna attribuire ai Monopoli, alla Guardia di Finanza maggiori poteri, personale e strumentazione tecnica per un controllo efficace e in tempo reale di tutta una serie di autorizzazioni che presiedono all’offerta di azzardo di Stato. (Gigliola Alfaro)