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Giornalista trattenuto in Turchia: «Situazione si aggrava»

L’italiano Gabriele Del Grande è stato fermato mentre raccoglieva testimonianze sulla guerra in Siria. Manconi: «Intervenire presto»

L’italiano Gabriele Del Grande è stato fermato mentre raccoglieva testimonianze sulla guerra in Siria. Manconi: «Intervenire presto»

Le procedure per la liberazione e per il rimpatrio del giornalista italiano Gabriele Del Grande, nelle galere turche da domenica 9 aprile, «potrebbero essere non brevi. Il quadro, che fino a due giorni fa sembrava andare verso risoluzione imminente si è improvvisamente aggravato. È per questo che riteniamo essenziale una mobilitazione». Lo ha detto il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, durante la conferenza stampa organizzata oggi, 20 aprile, a Roma, in cui gli amici e i familiari del documentarista hanno lanciato un appello collettivo per il suo immediato ritorno a casa. Del Grande è stato fermato nella regione di Hatay mentre stava raccogliendo testimonianze sulla guerra in Siria.

Manconi ha ricordato che finora «non c’è nessuna accusa formalizzata e tradotta in capo di imputazione nei confronti di Gabriele. Ci sono solo argomentazioni, che valgono quello che valgono». Ieri il senatore ha incontrato per un’ora e 25 minuti l’ambasciatore turco in Italia «i contenuti dell’incontro sono sottoposti a riservatezza – spiega -. Ci sono molte questioni delicate ma ho avuto conferma dei dettagli che solo ieri, dalla telefonata che ha fatto Gabriele abbiamo potuto apprendere. Solo ieri abbiamo saputo che si trova a Mugla, che le autorità italiane non erano a conoscenza del trasferimento dal primo luogo di detenzione, né del suo isolamento né degli interrogatori quotidiani. La conclusione dell’incontro è che le procedure potrebbero essere non brevi. È vero che c’è attività costante della Farnesina ma è necessario che ci sia un’attività di vigilanza e una mobilitazione. Gabriele non ha fatto nulla di diverso dal suo mestiere».

Il presidente della Commissione diritti umani del Senato ha poi letto le cinque richieste dei promotori della mobilitazione. La prima è che «l’ambasciatore italiano ad Ankara possa incontrare Del Grande perché finora non ha potuto incontrare le autorità consiliari e questa è una gravissima violazione dei diritti». La seconda richiesta è che un medico possa visitare Gabriele, la terza che «un avvocato di fiducia turco possa incontrare il prima possibile Gabriele ed accedere agli atti giudiziari, che non sappiamo neanche se esistono, per capire le accuse sulla base delle quali è stato fermato». La quarta richiesta è che Gabriele possa avere «relazioni assidue con i familiari e gli avvocati», infine il ministro degli Esteri turco «che sei giorni fa aveva promesso una nota al nostro ambasciatore sui motivi del fermo dia seguito alla promessa».

Durante la conferenza è stato lanciato un appello al Parlamento e al governo italiano, dopodiché la delegazione dei firmatari ha incontrato il presidente Grasso. Nel testo si ricorda che è «necessario che le massime istituzioni del Paese si attivino con urgenza nei confronti delle autorità turche per garantire la tutela dei diritti di un proprio cittadino nonché di un professionista di altissimo spessore e valore civile. Chiediamo -scrivono -che Gabriele torni quanto prima libero e possa riacquistare i suoi diritti di cittadino e giornalista». I primi firmatari sono: Francesca Borri, Concita De Gregorio, Giovanni De Mauro, Stefano Liberti, Valerio Mastrandrea, Andrea Segre, Daniele Vicari, insieme agli autori e produttori di ‘Io sto con la sposa’. Sottoscrive l’appello anche la Federazione nazionale della stampa con Giuseppe Giulietti che chiede di «evitare l’oscuramento» della vicenda.

Nel corso dell’incontro l’attore Valerio Mastandrea ha letto un messaggio della famiglia di Gabriele. «La sua voce è arrivata come un grido disperato di aiuto, la sua frustrazione era palpabile per il fatto di trovarsi in uno stato di privazione della sua libertà e dei suoi diritti, senza essere accusato di nessun reato penale. Gabriele ha potuto dirci la sua verità con la sua voce. Gabriele ad oggi si trova in isolamento permanente e viene continuamente interrogato in quanto il motivo dell’ancora mancato rilascio pare sia da attribuire al suo lavoro di scrittore. Gabriele non è mai stato informato del fatto che lo stavamo cercando e che abbiamo fatto di tutto per metterci in contatto con lui e si è sentito abbandonato. Di fatto lui è solo, non ha voce», concludono le sorelle, la compagna e i genitori.

20 aprile 2017