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Giovanni Paolo II e la Vergine: un dialogo «intimo» ininterrotto

Dedicato a Wojtyla l’incontro organizzato dai Gruppi di preghiera che ne portano il nome, a 10 anni dalla fondazione, nel giorno della Madonna di Fatima

Dedicato al Papa santo l’incontro organizzato dai Gruppi di preghiera che ne portano il nome, a 10 anni dalla fondazione, nel giorno della Madonna di Fatima

«Il santuario di Fatima fu uno dei prediletti di Papa Giovanni Paolo II», ricorda l’arcivescovo Piero Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del pontefice scomparso. Sabato 13 maggio, nel giorno in cui Papa Francesco ha canonizzato i pastorelli di Fatima, i due fratelli Marto, a 100 anni dall’apparizione della Vergine, il movimento Gruppi di preghiera figli spirituali di Giovanni Paolo II ha voluto ricordare con una tavola rotonda il Papa polacco e la sua devozione alla Vergine di Fatima. «Con il suo santuario ha avuto un rapporto particolare – ha ricordato Marini -. Vi si è recato più volte, ha beatificato i pastorelli Francesco e Giacinta, e ha incontrato la terza, suor Lucia».

Alla Madonna di Fatima il Papa offrì come ex voto il proiettile che quasi lo uccise, facendolo incastonare nella corona della Vergine. «Il 13 maggio – ha spiegato suor Maria Rosa Lo Porto, la presidente del movimento, moderatrice dell’incontro – è un giorno importante, in cui ricorre anche l’anniversario dell’attentato a Giovanni Paolo II, 35 anni fa, e il decimo anniversario della fondazione della nostra associazione». L’evento celebrativo ha riunito al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, insieme all’arcivescovo Marini, il Cancelliere del Vicariato monsignor Giuseppe Tonello, monsignor Giangiulio Radivo, vaticanista, padre Ciro Bova, vice decano della facoltà di Teologia dell’Angelicum, il coordinatore dell’istituto monastico del Sant’Anselmo padre Bernard Sawicki e padre Antonio Cocolicchio, assistente ecclesiastico dei Gruppi di preghiera intitolati al Papa santo.

Il 13 maggio 1981 un terrorista turco, Mehmet Ali Ağca, sparò al Papa. «Se una mano spinse il grilletto, una deviò il proiettile» dice con sicurezza l’arcivescovo Marini. Per san Giovanni Paolo II la mano che deviò il proiettile fu quella della Vergine. Suor Maria Rosaria ribadisce: «Ho avuto modo di parlare con il chirurgo che lo operò e mi disse: “Veramente l’ha salvato la Madonna”». Secondo monsignor Radivo «per quell’attentato meriterebbe il titolo di martire, perché vi era l’intento di uccidere». Per volere del Papa il proiettile venne incastonato nella corona della Vergine di Fatima. 19 anni dopo, il 13 maggio 2000, Wojtyla proclamò beati i due “pastorinhos” e in quell’occasione incontrò Lucia, ancora in vita e divenuta suora. Marini era presente: «Erano molto interessati gli uni agli altri. Il vescovo di Fatima, monsignor Serafin, faceva da tramite, visto che suor Lucia non sentiva tanto bene. Un incontro che si svolse nella semplicità: entrambi si sedettero e noi uscimmo».

Giovanni Paolo II ebbe sempre un’attenzione speciale per i santuari: «La sua devozione a Maria nacque da bambino, attraverso la mamma», racconta ancora il suo cerimoniere, e si sviluppò durante la giovinezza in Polonia. Del tempo passato con Giovanni Paolo II, Marini ricorda le sue orazioni: «Ogni giorno e soprattutto nei momenti di difficoltà si inginocchiava di fronte all’icona della Vergine nera di Chzestochowa, un importante santuario polacco, anche in assenza di un inginocchiatoio. Lo sa bene chi invitato a un pranzo o a una cena lo trovava in preghiera». Quasi tutte le omelie del Papa si concludevano con un ricordo o una richiesta di intercessione alla Madre di Dio. “Totus tuus” era il suo motto e sul suo stemma campeggiava una grande “M”, ha spiegato don Antonio: «Un simbolo importante, per significare che a Cristo si può giungere per mezzo di Maria, con Maria, in Maria».

Il movimento dei Gruppi di preghiera vuole mantenere in vita il suo messaggio: «Un’esperienza di edificazione – ha rimarcato monsignor Tonello -. San Giovanni Paolo II è stato un esempio di vita con il suo magistero». La pietà mariana è uno dei punti saldi, sottolinea Marini: «Non c’era posto per calcolo o diplomazia, sembrava fosse in intimo dialogo con la Vergine per affidarle la sorte dell’umanità». E individua un filo rosso con Papa Francesco: «Tra le chiese di Roma predilette da san Giovanni Paolo II c’era Santa Maria Maggiore, dove si è recato prima di partire Papa Francesco e dove tornerà al termine del viaggio».

15 maggio 2017