Giubileo della Curia, il Papa: «Cristo la pietra su cui costruire»
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    Giubileo della Curia, il Papa: «Cristo la pietra su cui costruire»

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    Il Papa ha celebrato a San Pietro in occasione della Solennità della Cattedra. In mattinata, Rupnik: «La gente seguirà una Chiesa bella, non solo brava» 

    In occasione della solennità della Cattedra di San Pietro, il Papa ha celebrato questa mattina, 22 febbraio, il Giubileo dedicato alla Curia romana, al Governatorato e alle istituzioni collegate con la Santa Sede. Prendendo spunto dalla domanda che Gesù ha rivolto agli apostoli: «Chi pensate che io sia?», il Papa ha sottolineato come nessuno possa esimersi dalla risposta. Farlo, ha chiarito Francesco, è un imperativo morale, «ma in essa non c’è nulla di inquisitorio, anzi è piena d’amore». E il primo a «rinnovare la professione di fede – ha continuato – è il successore di Pietro».

    «Cristo è la pietra su cui dobbiamo costruire. Lo ricorda con parole espressive sant’Agostino quando scrive che la Chiesa, pur agitata e scossa per le vicende della storia, non crolla, perché è fondata sulla pietra, da cui pietro deriva il suo nome. Non è la pietra che trae il suo nome da Pietro, ma è Pietro che lo trae dalla pietra; così come non è il nome di Cristo che deriva dal cristiano, ma il nome cristiano che deriva da Cristo. La pietra è Cristo, sul fondamento del quale anche Pietro è stato edificato».

    Poi, rivolgendosi ai pastori, il Papa
    ha puntualizzato: «fa bene a tutti noi, che il volto di Dio Buon Pastore ci illumini, ci purifichi, ci trasformi e ci restituisca pienamente rinnovati alla nostra missione. Che anche nei nostri ambienti di lavoro possiamo sentire, coltivare e praticare un forte senso pastorale, anzitutto verso le persone che incontriamo tutti i giorni. Che nessuno si senta trascurato o maltrattato, ma ognuno possa sperimentare, prima di tutto qui, la cura premurosa del Buon Pastore».

    Nella mattinata, alle 8.30, in Aula Paolo VI si è tenuta la meditazione del gesuita Marko Rupnik, creatore del logo del Giubileo della misericordia, il quale ha voluto mettere in guardia dai rischi che «ogni Curia» potrebbe incontrare nel suo lavoro quotidiano. Tra questi «la tentazione di acquisire un carattere un po’ para-statale, para-imperiale, l’individuo che è in funzione di…». La sfida, ha continuato Rupnik, è questta di «far vedere al mondo che viviamo il Cristianesimo come una realtà individuale». «La Chiesa si contraddistingue per un modo di strutturarsi, di governare, di dirigere, che è comunione, che è inclusione. Dietro una Chiesa brava – concluso – non si incamminerà mai nessuno, ma ciò avverrà di fronte a una chiesa bella, che dentro i suoi gesti e le sue parole faccia emergere un altro, il Figlio e, ancor più, il Padre: così l’uomo potrà diventare luogo della vita, come comunione e misericordia».

    22 febbraio 2016