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Gli avvisi bonari del fisco: ecco cosa può fare il contribuente

Nei casi di contestazioni valide, è possibile regolarizzare la propria posizione con il pagamento di una sanzione ridotta, oltre all’imposta e agli interessi. La possibilità di rateizzare

Molto spesso accade che il fisco procede a delle verifiche delle dichiarazioni dei redditi e il contribuente si vede recapitare una comunicazione di irregolarità. Questi atti, conosciuti anche sotto il nome di “avvisi bonari”, vengono emessi quindi solo a seguito dell’attività di controllo sulle dichiarazioni fiscali, sulla base dei dati dichiarati dal contribuente o, comunque, in possesso dell’Agenzia delle Entrate (controllo automatizzato o “liquidazione”).

Le stesse comunicazioni possono derivare da controlli diretti a verificare la correttezza dei dati indicati nelle dichiarazioni e dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti attraverso un riscontro con la documentazione richiesta al contribuente oppure incrociando i dati presenti nelle dichiarazioni presentate anche da altri soggetti o trasmessi per legge all’Agenzia (“controllo formale”). Vediamo meglio nel dettaglio.

Le comunicazioni possono essere emesse a seguito di tre diversi tipi di attività: il controllo automatico; il controllo formale; la liquidazione delle imposte sui redditi a tassazione separata (Tfr, arretrati, ecc.) per i quali, comunque, non sono dovuti interessi e sanzioni nel caso in cui il contribuente paghi entro 30 giorni. Le comunicazioni non sono veri e propri atti impositivi e, quindi, non sono impugnabili dinanzi alle Commissioni tributarie.

Cosa può fare il contribuente. Se il contribuente riconosce la validità della contestazione può regolarizzare la propria posizione mediante il pagamento, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, di una sanzione ridotta (10% per le comunicazioni da controllo automatizzato, 20% per quelle da controllo formale), oltre che dell’imposta oggetto della rettifica e dei relativi interessi. Il contribuente che ritiene non fondata la pretesa tributaria contenuta nelle comunicazioni può rivolgersi: all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, fornendo gli elementi comprovanti la correttezza dei dati dichiarati; in caso di comunicazioni di irregolarità derivanti dal controllo automatizzato, al Centro di assistenza multicanale (numero 848.800.444); oppure può avvalersi dei servizi Pec (posta elettronica certificata) e Civis (utile anche per la presentazione dei documenti in caso di controllo formale), senza la necessità di doversi recare presso gli sportelli degli uffici.

Il ravvedimento operoso. Il contribuente può regolarizzare la propria posizione con il pagamento di una sanzione ridotta, oltre all’imposta e agli interessi. In particolare, è previsto che: per le comunicazioni relative ai controlli automatici, il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni dal ricevimento della prima comunicazione o di quella definitiva (nei casi di rettifica della richiesta dell’ufficio). La sanzione è ridotta a 1/3 di quella ordinaria (10% invece del 30%). Per le comunicazioni relative ai controlli formali, il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni dal ricevimento della prima comunicazione (anche nei casi di successiva rettifica della richiesta dell’ufficio). La sanzione è ridotta a 2/3 di quella ordinaria (20% invece del 30%). Per i redditi a tassazione separata, non sono dovuti né interessi né sanzioni se il pagamento avviene entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione o dalla data di un’eventuale successiva rettifica dell’ufficio. In caso di tardivo o mancato pagamento, la sanzione è del 30%. I pagamenti devono essere eseguiti presso le banche, gli uffici postali o gli agenti della riscossione con il modello “F24 precompilato” allegato alla comunicazione (l’importo tiene conto della sanzione ridotta).

Per effettuare il pagamento degli avvisi bonari è possibile accedere alla rateizzazione ma le modalità e i termini per la richiesta di rateizzazione dipendono dall’entità e della misura delle somme da pagare: per somme fino a 5.000 euro l’importo totale può rateizzato in un numero massimo di 8 rate trimestrali; per somme oltre i 5.000 euro l’importo totale può rateizzare al massimo di 20 rate bimestrali. Le rate possono essere anche di importo decrescente, fermo restando il numero massimo previsto.

Il contribuente che si accorge di aver ricevuto un avviso bonario sbagliato può segnalare all’ufficio di competenza, cioè quello che ha trasmesso la comunicazione, eventuali dati o elementi non considerati o valutati in maniera sbagliata. Se l’ufficio rettifica la comunicazione, il contribuente riceve un nuovo modello di pagamento con l’indicazione delle somme da versare e può usufruire della sanzione ridotta effettuando il versamento nei 30 giorni successivi al ricevimento della prima comunicazione. Trascorso questo termine, l’ufficio avvia la procedura di riscossione per recuperare l’imposta, gli interessi e la sanzione piena (30%).

13 ottobre 2017