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Studenti romani alla scoperta delle “Pietre d’inciampo”

Da largo 16 ottobre, lungo tre percorsi diversi, l’itinerario proposto dai ragazzi di alcune scuole all’interno del ghetto, per “Lustrare e illustrare” i sanpietrini con la superficie in ottone realizzati da Gunther Denmig, dedicati alle vittime della Shoah

Tra i sampietrini di via in Publicolis, davanti al portone del civico 2, fa la sua comparsa una pietra speciale, diversa, rivestita d’ottone in superficie. Un piccolo quadrato di metallo lucente, incastonato nel porfido nero del selciato e che racconta, nelle poche date che vi sono stampigliate su, la vita spezzata di Angelo Anticoli, detto l’orefice, colui che ebbe l’ingrato compito di raccogliere, valutare e consegnare i 50 chili d’oro richiesti dai nazisti agli ebrei di Roma, illusi che questo sarebbe bastato a risparmiarli dalla cattura. Deportato il 26 giugno 1944, Angelo morì ad Auschwitz il 24 settembre, a soli 38 anni. A dipanare, sotto il cielo di Roma, in una caldissima giornata di fine ottobre, questa ed altre storie simili entrate a far parte delle pagine più orrende dell’umanità, ci sono, lunedì 20, gli studenti degli istituti comprensivi “Fratelli Bandiera”, “Calderini-Tuccimei”  e “Via delle Carine” che, come altri ragazzi del liceo “Malpighi” e dell’alberghiero “Gioberti”, hanno dato vita insieme all’associazione “Arte in Memoria” all’iniziativa “Lustrare e illustrare”. Accompagnano familiari, amici e passanti curiosi lungo le strade del centro, nell’area del quartiere ebraico, là dove sono state posizionate dal 2010 ad oggi tantissime delle Stolpersteine, letteralmente “pietre d’inciampo”, ideate dall’artista tedesco Gunther Denmig.

Disseminate in tutta Europa, si contano oggi 44mila Stolpersteine (216 solo a Roma): un’insolita mappa della memoria nella quale chiunque può imbattersi. I sampietrini, collocati sul marciapiede dinanzi alle abitazioni dei deportati per motivi militari, politici e razziali, sono del tipo comune: li distingue solo la superficie superiore, a livello stradale, perché di ottone. Su di essi sono incisi: nome e cognome della persona deportata, età, data e luogo di deportazione. Quando nota, anche la data di morte. Segni discreti e non celebrativi, le pietre d’inciampo, nell’attirare l’attenzione, costringono chi passa a interrogarsi sul tema delle persecuzioni e sull’importanza della memoria.

In occasione dell’anniversario della razzia al Ghetto di Roma, avvenuta il 16 ottobre 1943, l’associazione “Arte in memoria”, promotrice dell’evento  oltre che delle cinque edizioni di “Memorie d’inciampo a Roma”, ricorda così le vittime della Shoah, con una visita guidata alle pietre d’inciampo del quartiere ebraico. Come avviene già da alcuni anni a Berlino, in occasione dell’anniversario della “Notte dei cristalli”, la visita guidata nasce con lo scopo di fare tappa alle diverse pietre d’inciampo già installate per verificarne la conservazione, “lustrarle” e, contemporaneamente, “illustrarle” attraverso la lettura delle storie dei deportati. Partendo da largo 16 ottobre, davanti alla Casina dei Vallati che ospiterà gli uffici della Fondazione Museo della Shoah, i ragazzi si sono mossi lungo tre percorsi diversi (punti di partenza: via in Publicolis, via della Reginella e via Catalana) all’interno dell’area del Vecchio Ghetto.

Sandra Terracina che, con Annabella Gioia, si occupa del progetto educativo abbinato alle “Memorie d’inciampo”, annuncia intanto per il 7 gennaio 2015 l’installazione nella Capitale delle prossime 14 Stolpersteine. «Il bello dell’iniziativa – spiega – è la possibilità data ai ragazzi e agli insegnanti di scuole diverse di poter lavorare insieme». La partecipazione attiva e il coinvolgimento degli studenti fanno di questa giornata «un’iniziativa dal successo grandioso, andata oltre ogni nostra rosea aspettativa», commenta con soddisfazione Adachiara Zevi, presidente dell’associazione Arte in Memoria e curatrice dell’evento. «Le letture sono frutto di studi e ricerche storiche fatte dagli studenti sulle biografie delle vittime. Speriamo di replicare il prossimo anno, proponendo altri percorsi ma augurandoci sempre lo stesso entusiasmo».

21 ottobre 2014