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Il cardinale Vallini: Alimentare la cultura dell’incontro

Il vicario del Papa per la diocesi di Roma rilancia alle parrocchie e ai Consigli pastorali l’invito di Francesco a elaborare proposte «sui temi più rilevanti e sofferti del territorio». Dando volto alla Chiesa “in uscita”

Favorire la «cultura dell’incontro» nelle parrocchie di Roma per una città più accogliente e inclusiva. È l’appello che il cardinale vicario Agostino Vallini rivolge in una lettera a parroci e membri dei Consigli pastorali parrocchiali rilanciando l’invito indirizzato domenica scorsa dal Papa, all’Angelus, a «dialogare, ascoltarsi, progettare insieme» con i rappresentanti delle istituzioni.

Un segno forte dopo i fatti di Tor Sapienza, per farsi carico, come spiega il cardinale, «della complessità della vicenda umana che si sviluppa fuori le mura delle nostre chiese e dei processi e mutazioni sociali che la accompagnano». Con l’intento, osserva il cardinale, di «elaborare proposte» insieme alle realtà sociali sui «temi più rilevanti e sofferti» del territorio attraverso iniziative che sarebbero la testimonianza viva di quella “Chiesa in uscita” di cui parla spesso Papa Francesco. Alla lettera si accompagna l’invito del vescovo Giuseppe Marciante, ausiliare per il settore Est, alle parrocchie a «captare le criticità e i conflitti sociali» e a «creare laboratori per l’integrazione sociale, la promozione di attività culturali, la valorizzazione delle aree verdi e la conoscenza del patrimonio storico e culturale del quartiere». Il presule rievoca la storia di Tor Sapienza, con tutti i problemi accumulati nel tempo (lo spaccio della droga, il campo rom con i roghi tossici, la prostituzione, le occupazioni abusive, i centri di accoglienza per rifugiati) e le tensioni culminate negli scontri dei giorni scorsi che hanno avuto come epicentro il centro di accoglienza per rifugiati di via Giorgio Morandi. Per monsignor Marciante «spesso si pensa di allontanare i problemi spostandoli nelle periferie; bisognerebbe ben distribuire le situazioni di criticità in tutta la città, nei quartieri che hanno le risorse per fronteggiarle».

E infatti il «caso Tor Sapienza» sembra spostarsi in un’altra periferia, all’Infernetto, dopo che alcuni minori ospitati nel centro di accoglienza di via Morandi sono stati trasferiti in una struttura accanto a un centro per malati di Alzheimer. Immediata la protesta da parte di alcuni residenti, esplosa soprattutto dopo che martedì sera nella struttura di via Salorno era scoppiata una rissa con alcuni feriti; striscioni e tensioni, fino a lla manifestazione di ieri per le strade dell’Infernetto. A esprimere il disagio delle periferie era stata anche la marcia nel cuore di Roma che sabato 15 aveva visto la partecipazione di molti comitati di quartiere e associazioni, con rappresentanze di Corcolle, Settecamini, Aurelio e altre zone della capitale: una manifestazione segnata da molti slogan contro il sindaco di Roma, Ignazio Marino.

Proprio dal primo cittadino arriva una risposta al disagio di Tor Sapienza, dopo l’incontro di martedì scorso con i comitati di quartiere, concluso con un documento firmato dalle parti. Se da un lato i residenti chiedono la riqualificazione del quartiere con lo sgombero del centro immigrati e del campo rom di via Salviati, dall’altro il sindaco ha assicurato l’impegno per la lotta alla prostituzione in piazza Pascali e zone adiacenti e alle occupazioni abusive, per un intervento contro roghi tossici nel campo rom di via Salviati e per la valorizzazione delle aree verdi. Quanto al centro di via Morandi, potrebbe ospitare in futuro solo donne e minori «under 12». «Abbiamo deciso – ha detto Marino – che non è un incontro isolato ma l’inizio di un percorso che faremo insieme».

24 novembre 2014