Il disegno dei bambini, specchio del vissuto familiare

Le esperienze di vita si proiettano in un semplice lavoro in grado di rivelare il “mondo” dei piccoli, a cui spesso mancano le parole per trasmettere ciò che un colore o un tratto possono “raccontare”

Il bambino regola i propri comportamenti sulla base dei feedback che riceve dal mondo esterno. Sono principalmente le tipologie di cure genitoriali ricevute e la presenza/assenza di un clima familiare sereno ad influenzarne la crescita e i vari esiti di sviluppo. Proprio per tale ragione, la famiglia rappresenta il nucleo di base delle esperienze di vita del bambino di natura emotiva ed affettiva che formano la sua personalità nell’andamento del percorso evolutivo. È il primo modello sociale con cui comunica e con cui si confronta, e sulle base delle situazioni vissute al suo interno l’infante interagirà con la società.

Sembra sia necessario tener conto del contesto di sviluppo del bambino non solo per la comprensione delle sue potenziali difficoltà ma anche per capire ed aiutare il sistema familiare e supportare la genitorialità. Fin dalla nascita, cerca di entrare in relazione con l’altro attraverso gli affetti, tanto che l’influenza emotiva dell’ambiente e dei caregivers risultano determinanti. Si può affermare, quindi, che le principali variabili che condizionano, agevolando o compromettendo, la percezione e il vissuto del bambino possono essere l’affettività e la normatività oltre che l’ambiente stesso.

Il legame che intercorre tra i membri familiari non è altro che la pura espressione di un gioco di interrelazioni affettive. In una cornice familiare funzionale il bambino impara ad amare ed essere amato, prima ancora che possa scindere tali concetti, e i suoi impulsi verranno gratificati o saranno insoddisfatti ma sempre accompagnati da amore, in un equilibrio che oscilla tra accomodamenti e rinunce. La famiglia, quindi, rappresenta “una vera scuola del sentimento” (Osterrieth, 1974). Tale clima psicoaffettivo è costituito dalle relazioni verbali e non verbali, dagli atteggiamenti e dalle modalità con cui si affrontano le divergenze e i conflitti, dai silenzi, dalle espressioni di affetto e di rifiuto, dalle aggressività, dalla vicinanza e dalla lontananza psicologica, dall’intimità e dalla presenza o meno di empatia.

In quanto genitori è consigliabile negoziare il tipo di atteggiamento educativo che si adotta con il proprio figlio, poiché questo determinerà i modelli comportamentali che formeranno le basi dell’organizzazione della personalità e quel “compromesso adattivo” necessario per adeguarsi alle esigenze socializzanti del mondo esterno. I tre diversi stili educativi maggiormente adottati sono: autoritario, permissivo/lassista o autorevole (Naumrind, 1968; Mussen, 1990). Mentre nei primi due sono presenti o regole rigide che non permettono al bambino di sperimentare sbagliando, o la loro assenza che può essere precursore di future relazioni problematiche, lo stile autorevole è considerato il più consono ad una buona educazione. In questo, la presenza di regole chiare e divieti/proibizioni motivati permettono il sano sviluppo dell’autostima del bambino e maggior competenza relazionale.

Ma come comprendere ciò che un bambino vuole comunicare? Ciò che a parole non riesce a dire, lo esprime attraverso una modalità a lui più familiare, ovvero il disegno. Questo si configura come veicolo comunicativo tra il mondo puerile e quello adulto: può essere considerato alla stregua di una “finestra” sul pensiero e vissuto infantile. Un aspetto da non sottovalutare è l’uso del colore e del tratto che il bambino fa nel disegno. Il primo è considerato simbolo di esperienza affettiva e la conseguente scelta cromatica rivela importanti reazioni emotive all’ambiente; mentre il secondo dà la possibilità di cogliere le inferenze esterne ed interne a seconda della carica impressa sul foglio mediante il tratto.

Recenti ricerche (Biasi, Bonaiuto, & Levin, 2014, 2015; Rizzotto & Colasanti, 2017) hanno permesso di distinguere le colorazioni utilizzate dai bambini in “rasserenanti e giocose” (rosa, arancione, celeste, verde chiaro, tinte pastello) o “allarmanti e seriose” (viola, blu, nero, grigio, verde oliva, striature di giallo e rosso), e i tratti grafici di “comfort” o “stress” per aiutare a comprendere la sua percezione personale (armonica o conflittuale) della vita familiare. Occorre, tuttavia, precisare come non ci si debba soffermare su un’interpretazione rigida e categoriale ma considerare anche altri potenziali indici (come la disposizione dei personaggi, la loro collocazione sul foglio e l’utilizzo totale o parziale dello stesso, la raffigurazione di particolari elementi, ecc…) che concorrono ad approfondire il significato sottostante il disegno.

Risulta importante, quindi, osservare che i genitori, nell’ottica di una maggior comprensione dei propri figli, possano usufruire di tale potente strumento comunicativo ed interpretativo: sia per essere partecipi di vissuti ed esperienze dell’infante sia per comprendere potenziali disagi sperimentati nell’ambiente familiare e intervenire su di essi al fine di ristabilire un sereno equilibrio. (Giulia Rizzotto, specializzanda presso la Scuola Superiore di Specializzazione in Psicologia Clinica della Salesiana)

9 marzo 2018