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Il lavoro e la sfida di recuperare la “grammatica dell’umano”

Alla Civiltà Cattolica il convegno organizzato nell’uscita del libro di padre Occhetta, in vista della Settimana sociale. Il vescovo Ruzza: Dio ha fatto l’uomo lavoratore ma l’uomo non si esaurisce nel lavoro

Più formazione e più diritti. «Dio ha fatto l’uomo lavoratore», ha detto con forza monsignor Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare per il settore centro e segretario generale del Vicariato, ma l’uomo non si deve esaurire nel lavoro: «Dobbiamo aiutare il lavoratore a vivere il lavoro in modo umano». Il vescovo è intervenuto con forza sulla crisi occupazionale durante il convegno “Le nuove vie del lavoro. Riforme, competenze e formazione in un futuro da progettare” che si è tenuto sabato 30 settembre presso la sede della rivista “La Civiltà Cattolica”. La tavola rotonda, organizzata in occasione dell’uscita del volume di padre Francesco Occhetta “Il lavoro promesso. Libero, creativo, partecipativo e solidale”, ha dato spazio per approfondire il tema della 48esima settimana sociale della Chiesa, in programma a Cagliari dal 26 al 29 ottobre: “Il lavoro che vogliamo”. Hanno partecipato Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università Tor Vergata e membro del comitato scientifico della settimana sociale; Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl; Gianluca Comin, imprenditore, fondatore di Comin&Partners.

In Italia, ha esordito Occhetta, l’occupazione è al 38%, la disoccupazione giovanile sfiora il 50%. Il problema, ha aggiunto Comin, non è solo la mancanza dei posti di lavoro. «Bastano i bonus per le assunzioni? Oggi il 20% dei curriculum non incrociano la domanda». Per monsignor Ruzza «bisogna superare lo scollamento tra la scuola e il lavoro. Di fronte a questi cambiamenti i giovani sono pieni di incertezza sul da farsi e hanno poca conoscenza». Una preoccupazione che i sindacati hanno anche per chi il lavoro ce l’ha già: «Nell’ultimo contratto abbiamo deciso che non deve essere deciso dall’azienda chi può usufruire della formazione ma che deve essere una scelta soggettiva. Troppo spesso i corsi di formazione vengono fatti più per chi li tiene che non per chi ne deve usufruire».

«La politica si nasconde dietro i problemi finanziari» ha concluso Ruzza. Bisogna reagire: «Il Papa sta portando avanti una rivoluzione nella dottrina sociale della Chiesa. La Settimana sociale è un evento doc». Si tratta, ha evidenziato, di un’iniziativa che «porta avanti il metodo dell’ascolto della buona pratica per arrivare alla proposta». Becchetti ha anticipato: «Puntiamo agli Olivetti di oggi. Con il progetto “Cercatori di lavOro” abbiamo analizzato 400 realtà e arriveremo a proporre cinque buone pratiche per intervenire sulla policy. Ricette che forse tra 10 anni saranno obsolete ma il metodo no». In mattinata, ha fatto sapere Becchetti, presso Confcooperative si è svolto un dibattito con i parlamentari cattolici, al Nazareno il Pd sta incontrando le parti sociali in vista delle elezioni. Il problema, ha sottolineato, non è la mancanza di idee: «Il silenzio della maggioranza delle persone per bene è un problema, ottime idee e ottimi progetti non bastano. Bisogna cominciare a comunicarli in tutte le piazze, reali e virtuali».

Dalla Settimana sociale, ha annunciato ancora Becchetti, arriveranno delle proposte. Ruzza ha concluso ribadendo che il problema non è solo la disoccupazione, ma la dignità del lavoro: «Mi permetto di porre a chi ci sarà a Cagliari le necessità che io come pastore vedo: verificare un equilibrio tra il tempo lavoro e il tempo dell’affettività e per la festa; poi la necessità di verificare la tutela della tutela delle donne, la vocazione coniugale e parentale, unica e irripetibile; quindi la necessità di svincolare il lavoro da un redditometro sia finanziario che sociale». La carriera come valore, ha concluso, «come dice il Papa, potrebbe essere un problema serio. È forte la necessità di recuperare la grammatica dell’umano e delle relazioni sul posto di lavoro, un lavoro che sia onesto e retto».

2 ottobre 2017