Il mandato ai Missionari: allargare la porta della misericordia
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Il mandato ai Missionari: allargare la porta della misericordia

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Il 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri, la celebrazione presieduta da Francesco, uno dei momenti centrali del Giubileo. Tra gli oltre mille sacerdoti, monsignor Marco Frisina

Sono 1.142 sacerdoti, provenienti da tutti i continenti, e avranno un mandato ampio, speciale, con l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica. Sono i Missionari della misericordia, una delle novità del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco. Settecento di loro saranno a Roma nei prossimi giorni per incontrarlo e per ricevere dalle sue mani il mandato durante la solenne celebrazione di mercoledì 10 febbraio in San Pietro con il rito di benedizione e imposizione delle ceneri. Sarà uno dei momenti centrali di questo Anno Santo, caratterizzato dalla presenza delle spoglie di due testimoni della misericordia come san Pio da Pietrelcina e san Leopoldo Mandic, entrambi cappuccini, che hanno speso la loro la vita nei confessionali. Un segno nel segno, si potrebbe dire.

La novità dei Missionari era stata annunciata dal Papa nella Bolla di indizione del Giubileo, la Misericordiae vultus, in cui vengono definiti un «segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio, perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero così fondamentale per la fede. Si faranno artefici presso tutti di un incontro carico di umanità, sorgente di liberazione, ricco di responsabilità per superare gli ostacoli e riprendere la vita nuova del Battesimo». Enorme la disponibilità ricevuta, ma il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che organizza il Giubileo, ha dovuto porre un limite alle numerose richieste «perché rimanesse il valore di un segno peculiare con il quale esprimere la straordinarietà dell’evento».

Tra gli oltre mille sacerdoti, voluti e nominati da Francesco, c’è monsignor Marco Frisina, rettore della basilica di Santa Cecilia a Trastevere, per molti anni direttore dell’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma. Frisina avverte tutta la grande responsabilità dell’incarico, che il Papa chiarirà ulteriormente nell’omelia della Messa di mercoledì prossimo. «Il mandato del Papa è quello di essere portatori della misericordia e della tenerezza di Dio. Il nostro compito sarà di allargare la porta della misericordia: di questo ci faremo testimoni, nella semplicità». I Missionari della misericordia, come detto, potranno assolvere i peccati riservati alla Sede Apostolica, cioè al Papa: la profanazione dell’Eucaristia; l’assoluzione del complice in un peccato contro il sesto comandamento; l’ordinazione episcopale di un vescovo senza il mandato del Papa; la violazione del sigillo sacramentale (che consiste nel far trapelare quanto ascoltato in confessione); la violenza fisica contro il Pontefice.

«Tutti i Missionari – ha sottolineato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – hanno ricevuto il permesso dai loro rispettivi vescovi diocesani o superiori religiosi e saranno ora a disposizione di quanti vorranno richiedere la loro presenza per tutto il periodo giubilare e soprattutto durante la Quaresima». Oggi, martedì 9 febbraio, settecento Missionari sono a Roma per incontrare il Papa. Alle 10 potranno confessare i fedeli nelle tre chiese giubilari vicine a San Pietro – San Giovanni dei Fiorentini, Santa Maria in Vallicella e San Salvatore in Lauro – e accostarsi essi stessi al sacramento della riconciliazione. Nel pomeriggio, è in programma un pellegrinaggio per gruppi linguistici alla Porta Santa della basilica Vaticana, quindi l’incontro con Francesco. «Alla fine della giornata – anticipa monsignor Frisina – saremo a cena con il Papa. Sarà una gioia condividere questo momento». L’indomani, la celebrazione in San Pietro con l’«invio», il mandato del Papa. Solo loro, i Missionari della misericordia, concelebreranno con il Santo Padre.

9 febbraio 2016