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Il Papa a Cesena: «La corruzione è un tarlo per la buona politica»

Francesco incontra migliaia di persone in piazza del Popolo: «In questa piazza, come tutte le altre d’Italia, richiama la necessità della buona politica. Qui si impasta il bene comune»

«In questa piazza si impasta il bene comune di tutti, qui si lavora per il bene comune di tutti». Sono state le prime parole pronunciate da Papa Francesco alle migliaia di persone che a Cesena, domenica primo ottobre, lo attendevano in piazza del Popolo. «Questa piazza, come tutte le altre piazze d’Italia, richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica. Non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri d’interesse. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice».

Una politica, ha continuato il Papa, «che non sia paurosa o avventata, ma responsabile e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali» che «non sono un pozzo senza fondo ma un tesoro donatoci da Dio perché lo usiamo con rispetto e intelligenza».

Quindi l’invito ai giovani e meno giovani a «prepararsi adeguatamente e impegnarsi personalmente in questo campo, assumendo fin dall’inizio la prospettiva del bene comune e respingendo ogni anche minima forma di corruzione che è un tarlo della vocazione politica. Non lascia crescere la civiltà». Il buon politico, ha continuato il Papa, «finisce sempre per essere un “martire” del servizio, perché lascia le proprie idee ma non le abbandona, le mette in discussione con tutti per andare verso il bene comune».

Da questa piazza, la consegna del Papa «vi invito a considerare la nobiltà dell’agire politico in nome e a favore del popolo, che si riconosce in una storia e in valori condivisi e chiede tranquillità di vita e sviluppo ordinato. Vi invito ad esigere dai protagonisti della vita pubblica coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, longanimità, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione».

Poi, nella cattedrale di San Giovani Battista,
l’incontro con i sacerdoti: «No a preti – ha detto Francesco – con la faccia dei peperoncini all’aceto, sì invece a chi ha la gioia di finire la giornata stanchi, e non avere bisogno delle pasticche per dormire. Oggi – ha spiegato – si possono vedere tanti volti attraverso i mezzi di comunicazione, ma c’è il rischio di guardare sempre meno negli occhi degli altri. È guardando con rispetto e amore le persone che possiamo fare anche noi la rivoluzione della tenerezza».

 

2 ottobre 2017