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Il Papa ai rifugiati: «Siete un dono, non un problema»

Nel video-messaggio per la presentazione del Rapporto annuale del Centro Astalli, Francesco chiede perdono ai migranti: «troppe volte non vi abbiamo accolto»

Nel video-messaggio per la presentazione del Rapporto annuale del Centro Astalli, Francesco chiede perdono ai rifugiati: «troppe volte non vi abbiamo accolto»

Migranti come dono, non come problema. È l’ottica con cui Papa Francesco invita a guardare a coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame. Lo ha dimostrato nei fatti sabato 16 aprile, tornando dall’isola di Lesbo con tre famiglie ospitate ora dalla Comunità di Sant’Egidio  a spese della Santa Sede; lo conferma oggi, martedì 19 aprile, nel video-messaggio diffuso in occasione della presentazione del Rapporto annuale del Centro Astalli al Teatro Argentina di Roma. Poche ore dopo l’enensima tragedia nel Mediterraneo.

Un messaggio per il Centro Astalli – la principale attività in Italia del Servizio internazionale dei Gesuiti per i Rifugiati – ma che inevitabilmente si estende a tutti i rifugiati e interpella le coscienze di tutti, a cominciare dai governi e dalla comunità internazionale.  «Occorre continuare con coraggio» nell’accoglienza dei rifugiati, sottolinea il Papa. «Ognuno di voi, rifugiati che bussate alle nostre porte, ha il volto di Dio, è carne di Cristo – afferma -. La vostra esperienza di dolore e di speranza ci ricorda che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa Terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito. Chi come voi è fuggito dalla propria terra a causa dell’oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall’inquinamento e dalla desertificazione, o dell’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita».

«Troppe volte non vi abbiamo accolto! – prosegue -. Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede. Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono. Siete la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l’ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti. Perché ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l’incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità».

Facendo riferimento alle origini del Centro Astalli, «esempio concreto e quotidiano di questa accoglienza nata dalla visione profetica del padre Pedro Arrupe», il Papa ringrazia tutti, «donne e uomini, laici e religiosi, operatori e volontari, perché mostrate nei fatti che se si cammina insieme la strada fa meno paura. Vi incoraggio a continuare. Trentacinque anni sono solo l’inizio di un percorso che si fa sempre più necessario, unica via per una convivenza riconciliata».

Di qui l’appello: «Siate sempre testimoni della bellezza dell’incontro. Aiutate la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati. Continuate a camminare con coraggio al loro fianco, accompagnateli e fatevi anche guidare da loro: i rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l’odore acre della guerra».

19 aprile 2016