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Il Papa dal presidente: «Lavoro ai giovani e impegno per migranti»

Mattarella riceve Francesco al Quirinale. Il Papa atteso anche da decine di studenti delle zone terremotate: «Ricordate la canzone degli alpini, l’importante è non rimanere “caduti”»

Mattarella riceve Francesco al Quirinale. Il Papa atteso anche da decine di studenti delle zone terremotate: «Ricordate la canzone degli alpini, l’importante è non rimanere “caduti”» 

La Focus blu arriva puntuale, sabato mattina, nel Cortile d’Onore del Quirinale per una visita che di formale ha solo qualche tappeto rosso e una banda militare che scandisce gli inni nazionali. Ancor prima di stringere la mano al presidente Mattarella, Francesco viene salutato dal tifo scatenato dei tanti studenti delle scuole delle zone terremotate (Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Emilia Romagna) invitati con i loro insegnanti e genitori in quella che il presidente Ciampi, per primo, chiamò la “casa degli italiani”. Dopo il colloquio privato nello studio del presidente – durato 25 minuti – lo scambio dei doni nella Sala degli Arazzi, con la presentazione delle due delegazioni ufficiali e una breve sosta nella Cappella dell’Annunziata, prima dei due discorsi pronunciati nel Salone dei Corazzieri.

Ma è sulla terrazza del Quirinale, al termine dei discorsi ufficiali, che l’incontro si fa ancora più informale. Sono ancora i giovani ad accogliere Francesco e Mattarella. Strette di mani, ringraziamenti, gli immancabili selfie. «Mi benedice, Santità? Quest’anno ho gli esami» chiede uno dei ragazzi. «Va bene, ma mi raccomando bisogna anche studiare», risponde con un sorriso il Papa che, a braccio, si rivolge a tutti: «Andate avanti con coraggio, state sempre su: è un’arte quella di salire sempre». Mentre Bergoglio parla agli studenti, accanto a lui c’è anche il capo dello Stato. «È vero che nella vita ci sono difficoltà – dice il Papa ricordando i giorni in cui la terra non smetteva di tremare -. Ci sono cadute. Ma mi viene in mente quella bella canzone che cantano gli alpini: “Nell’arte di salire, il successo non sta nel non cadere ma nel non rimanere caduti. Sempre su. Sempre quella parola “alzati”, “su”».

E ancora i giovani sono al centro
dell’incontro tra i due capi di Stato che di fatto lanciano un patto sociale per il lavoro. È tra i primi punti dei rispettivi discorsi: «I giovani ci interpellano e ci richiamano alla responsabilità per elaborare politiche di crescita al passo con i tempi. La politica deve impegnarsi – ammonisce Mattarella – per l’emergenza lavoro e deve agire con crescente impegno affinché prevalgano condizioni di equità, e quindi stabilità sociale e concordia: questa stagione sta mettendo le prospettive i vita personale dei giovani a dura prova, mettendo a rischio il buon futuro dell’intera società».

Anche il pensiero di Francesco è
rivolto alle giovani generazioni e alle «difficoltà di accedere a un lavoro stabile e dignitoso, ciò che contribuisce ad aumentare la sfiducia nel futuro e non favorisce la nascita di nuove famiglie e di figli. Mi rallegra però rilevare – aggiunge il Papa – che l’Italia, mediante l’operosa generosità dei suoi cittadini e l’impegno delle sue istituzioni e facendo appello alle sue abbondanti risorse spirituali, si adopera per trasformare queste sfide in occasioni di crescita e in nuove opportunità».

La Costituzione italiana ha promosso «una peculiare forma di laicità, non ostile e conflittuale, ma amichevole e collaborativa, seppure nella rigorosa distinzione delle competenze proprie delle istituzioni politiche da un lato e di quelle religiose dall’altro», dice poi il Papa ricordando come grazie a questo «sia eccellente lo stato dei rapporti nella collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, con vantaggio per i singoli e l’intera comunità nazionale». Il capo dello Stato puntualizza: «Sappiamo di poter trovare nella Chiesa un valido e utile sostegno nella consapevolezza, e ricordo ancora le Sue parole, che “la reciproca autonomia non fa venire meno, ma esalta, la comune responsabilità per l’essere umano concreto e per le esigenze spirituali e materiali della comunità”».

Una responsabilità che l’Italia
non rifiuta quando si parla di accoglienza dei migranti. Francesco ne è consapevole e lo esplicita nel suo discorso: «Il modo col quale lo Stato e il popolo italiano stanno affrontando la crisi migratoria, insieme allo sforzo compiuto per assistere doverosamente le popolazioni colpite dal sisma, sono espressione di sentimenti e di atteggiamenti che trovano la loro fonte più genuina nella fede cristiana, che ha plasmato il carattere degli italiani e che nei momenti drammatici risplende maggiormente».

È necessario lanciare un pressante appello per «un’ampia e incisiva cooperazione internazionale» nell’affrontare il fenomeno migratorio. Il Papa, nel Salone dei Corazzieri, cita come modello proprio il contributo dell’Italia su questo versante così cruciale: l’accoglienza ai profughi che sbarcano sulle sue coste, l’opera di primo soccorso garantita dalle sue navi nel Mediterraneo e l’impegno di schiere di volontari, tra cui «si distinguono associazioni ed enti ecclesiali e la capillare rete delle parrocchie». Francesco ringrazia Mattarella proprio all’inizio dell’incontro privato: «Grazie signor presidente per ciò che state facendo, per la generosità dell’Italia nei confronti dei profughi e degli immigrati». E Mattarella: «È un nostro dovere, santità. Speriamo che anche la comunità internazionale e quella europea se ne facciano sempre più carico per agire insieme».

Carica di speranza la parte finale del discorso: «La Santa Sede, la Chiesa cattolica e le sue istituzioni assicurano, nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità, la loro fattiva collaborazione in vista del bene comune. Nella Chiesa cattolica – conclude Francesco – e nei principi del cristianesimo, di cui è plasmata la sua ricca e millenaria storia, l’Italia troverà sempre il migliore alleato per la crescita della società, per la sua concordia e per il suo vero progresso».

 

9 giugno 2017