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Il Papa: «Il matrimonio non è una fiction»

PapaMatrimoniMastLa Messa nella basilica di San Pietro con il rito del matrimonio per venti coppie della diocesi di Roma. Francesco: «È incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia 

«Non è una fiction». Lo ha detto chiaramente, Papa Francesco, celebrando per la prima volta 20 matrimoni, domenica 14 settembre, nella basilica vaticana. «Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, è sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa». Ad ascoltarlo, in una gremita San Pietro, c’erano le famiglie degli sposi, gli amici, i parenti. E ovviamente le nuove coppie; tutte provenienti dalle parrocchie romane; ognuna con la propria storia, dal professore universitario al dj, dall’impiegata alla casalinga, dai cinquantenni ai ventenni. Prima di Papa Francesco, con il quale hanno concelebrato il cardinale vicario Agostino Vallini, il vicegerente monsignor Filippo Iannone e 40 sacerdoti amici degli sposi, soltanto Giovanni Paolo II aveva unito in matrimonio numerose coppie di fidanzati: nel 1994, al primo incontro mondiale delle famiglie, e nel 2000, in occasione del giubileo delle famiglie.

«È incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà». Queste ultime sono state più volte citate dal Pontefice nel corso dell’omelia. Proprio perché il matrimonio è vita reale, esso «è un viaggio impegnativo, a volte difficile, a volte anche conflittuale – ha precisato il Papa -, ma questa è la vita». Il matrimonio è «sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa, un amore che trova nella croce la sua verifica e la sua garanzia».

Certe volte però, è proprio questa «verifica» a far più paura agli sposi che possono perdere di vista la «garanzia» della Fede. Il cammino è stancante, e per questo si corre il rischio di avere la tentazione di tornare indietro. «Viene da pensare alle coppie di sposi che “non sopportano il viaggio” della vita coniugale e familiare – ha detto il Papa -. La fatica del cammino diventa una stanchezza interiore; non attingono più l’acqua dalla fonte del Sacramento. La vita quotidiana diventa pesante, tante volte “nauseante”».

Una situazione simile a quella del popolo d’Israele che chiede perdono e supplica Mosè di pregare il Signore di allontanare i serpenti velenosi incontrati lungo il cammino dall’Egitto. Dio dice quindi a Mosè di costruire un serpente di bronzo e di appenderlo a un’asta: chiunque lo guarda verrà guarito. «Dio non elimina i serpenti, offre un “antidoto”: attraverso quel serpente di bronzo trasmette la sua forza di guarigione che è più forte del veleno tentatore». Se, durante il cammino matrimoniale, gli sposi si affidano a Dio, «Lui li guarisce – ha spiegato Francesco – con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce, con la forza di una grazia che rigenera e rimette in cammino sulla strada della vita coniugale e familiare». Al termine dell’omelia è arrivato poi il consiglio ormai abituale che il Papa, fin da quando era ancora cardinale arcivescovo di Buenos Aires, riserva alle nuove coppie: «È normale che gli sposi litighino. Sempre si fa. Ma mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. È sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare».

Al termine della celebrazione è arrivata la notizia del particolare dono che gli sposi hanno voluto offrire al Santo Padre. Attraverso la Caritas diocesana condivideranno un progetto per la realizzazione di una ludoteca nel quartiere di Colli Aniene: uno spazio d’incontro per minori e famiglie. Il progetto, che è stato avviato durante la preparazione al matrimonio, offrirà soprattutto a minori in situazioni di disagio e di emarginazione sociale l’opportunità di dedicarsi ad attività ludiche, di trovare compagni di gioco, e di avvalersi della competenza di personale qualificato.

Inoltre, in ludoteca si potranno organizzare diverse tipologie di attività e servizi: laboratori manuali, creativi, espressivi e di costruzione; laboratori di lettura; organizzazione di feste, incontri, manifestazioni, eventi, mostre e seminari. Si tratta di un segno di attenzione verso i giovani, ha detto il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci, attraverso il quale gli sposi «hanno voluto iniziare il loro cammino indirizzando il loro amore verso chi ha bisogno».

 

15 settembre 2014